Venezuela: economia al collasso

Pubblicato il 8 febbraio 2018 alle 6:00 in America Latina Venezuela

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L’economia venezuelana si contrarrà del 15% nel 2018. È quanto registra l’ultima proiezione del Fondo Monetario Internazionale, secondo cui la grave crisi economica che attraversa Caracas è destinata ad acuirsi nei prossimi mesi.

Dal 2013, il Venezuela avrà perso il 50% del suo PIL in un lustro, con il 2016 come anno peggiore (-16,5%). L’economista dell’organizzazione mondiale, Alejandro Werner, ha definito Caracas “il buco nero dell’America Latina”, posto che non si intravede una via d’uscita e che l’instabilità politica non farà altro che acuire i problemi economici.

L’inflazione, che ha superato il 2400% nel 2017, continuerà a salire secondo gli esperti del Fondo Monatario Internazionale fino all’astronomica cifra del 13000%, a causa del deficit cronico di beni di consumo e della sfiducia dei consumatori.

La sfiducia nei confronti del Venezuela è totale anche per gli investitori, nazionali ed esteri, per cui Caracas va incontro ad enormi difficoltà a finanziarsi e in particolare a rifinanziare il debito pubblico e il debito estero.

Le proroghe ai pagamenti accordate da Mosca e Pechino in cambio di ulteriori interessi possono consentire al governo venezuelano di guadagnare un po’ di tempo, ma non di uscire dal circolo vizioso in cui è sprofondata l’economia venezuelana.

Un dato paradossale se si considera l’aumento, seppur leggero, del prezzo del petrolio, di cui il Venezuela ha ad oggi la prima riserva mondiale.

Nessuna credibilità è data al Petro, la criptomoneta che Caracas pretende di utilizzare per le transazioni e i finanziamenti internazionali, e il cui valore è assicurato proprio dalle riserve di petrolio.

Le sanzioni varate da Washington e Bruxelles, accompagnate dall’espulsione dal Mercosur (Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay) e dalla sfiducia che il Gruppo di Lima (11 paesi latinoamericani più il Canada) nei confronti delle autorità venezuelane, forniscono inoltre la misura del crescente isolamento di Caracas e delle difficoltà a trovare mercati per le sue esportazioni.

Con il mercato statunitense chiuso, l’esportazione petrolifera andrà incontro ad enormi difficoltà e anche le forniture a prezzo di favore a paesi centroamericani e caraibici che garantiva un blocco di voti favorevoli al Venezuela in diversi consessi internazionali sono in dubbio.

Già Cuba, principale alleato e cliente di Caracas, ha siglato un accordo con Mosca per ottenere il petrolio che il Venezuela non sarà più in grado di fornire nei mesi a venire. La decisione dell’Avana lascia presagire, più di ogni previsione, che il peggio per l’economia venezuelana non sia ancora arrivato.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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