UE: Tunisia nella lista nera per riciclaggio e terrorismo

Pubblicato il 8 febbraio 2018 alle 13:31 in Europa Tunisia

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Il Parlamento europeo ha inserito la Tunisia nella lista nera dei Paesi terzi considerati ad alto rischio di riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo.

Tale proposta era stata avanzata lo scorso 13 dicembre dalla Commissione europea, che aveva chiesto di aggiungere alla lista il Paese nordafricano insieme allo Sri Lanka e allo Stato caraibico Trinidad e Tobago. Nel corso di gennaio, diversi membri del Parlamento hanno presentato obiezioni, tentando di raggiungere una maggioranza assoluta di 376 voti per impedire l’inclusione della Tunisia, senza tuttavia avere successo. Di conseguenza, i tre Stati avanzati dalla Commissione sono stati inseriti nell’elenco dei Paesi non europei che hanno “carenze strategiche nei loro regimi anti-riciclaggio di denaro e anti-finanziamento del terrorismo”.

Tuttavia, le votazioni hanno riflesso una spaccatura in seno al Parlamento, dal momento che 357 voti sono stati a favore della mozione, che chiedeva l’esclusione della Tunisia, 283 contrari e 26 astenuti. Coloro che credevano che il Paese nordafricano non dovesse essere inserito nella lista hanno riferito che, a loro avviso, Tunisi è uno Stato democratico che necessita di supporto. Il suo inserimento nella lista, secondo loro, non prende in considerazione i recenti progressi fatti dalle autorità tunisine per rafforzare il sistema finanziario contro le attività criminali.

Dall’altra parte, il ministro degli esteri tunisino, Khemaies Jhinaoui, ha affermato che il suo Paese continuerà a lottare “per essere tolto dalle liste nere ingiuste”, aggiungendo che la decisione del Parlamento europeo non prende in considerazione le peculiarità economiche della Tunisia e le sue continue riforme strutturali.

I tunisini rappresentano una delle principali nazionalità di foreign fighters partiti per unirsi all’ISIS in Siria e in Iraq, pari a circa 5.500 combattenti, secondo le stime dell’Onu. In seguito alla sconfitta militare dello Stato Islamico in Medio Oriente, i governi di tutto il mondo hanno lanciato l’allerta per il rientro dei foreign fighter in patria. Anche il governo tunisino sta portando avanti una rigida campagna anti-terrorismo per aumentare i livelli di sicurezza in tutto il Paese. I confini con la Libia, in particolare, costituiscono l’area più vulnerabile al passaggio dei terroristi, in quanto le frontiere libiche sono scarsamente controllate data la sua instabilità politica. Secondo quanto riferito dal Country report on Terrorism 2016 del governo americano, in materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, la Tunisia fa parte del Middle East and North Africa Financial Action Task Force (MEAFATF), che è un organo regionale volto a contrastare tali attività. Nel corso dei tre anni passati, la Tunisia ha cercato di aumentare gli sforzi per limitare il riciclaggio di soldi, obbligando le banche a comunicare le proprie transazioni regolarmente. In particolare, la legge anti-terrorismo del 2015 ha creato un’unità di giudici e figure specializzate nei casi di terrorismo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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