Siria: scontri tra la coalizione internazionale e le forze di Al-Assad

Pubblicato il 8 febbraio 2018 alle 12:23 in Siria USA e Canada

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Più di 100 soldati fedeli alle forze del presidente siriano, Bashar Al-Assad, sono rimasti uccisi in un’offensiva lanciata dalle forze locali, in coordinamento con la coalizione internazionale, a guida americana.

Secondo quanto riferito da un ufficiale americano, tra la serata di mercoledì 7 e la mattinata di giovedì 8 febbraio, almeno 500 forze di opposizione, sostenute dall’artiglieria, dai carri armati e dai sistemi di lancio di razzi multipli, avrebbero condotto un attacco difensivo nel territorio orientale del governatorato di Deir Ezzor. In un comunicato emanato mercoledì 7 febbraio, lo United States Central Command (CENTCOM) ha dichiarato: “Le forze fedeli al governo siriano hanno lanciato un attacco non motivato contro una postazione ben consolidata delle Syrian Democratic Forces. I membri della coalizione, con le capacità di consulenza, assistenza e accompagnamento, sono stati posizionati con i partner delle Syrian Democratic Forces nell’attacco, che si è svolto a 8 km a est della linea di demarcazione concordata sulle rive del fiume Eufrate”. La coalizione ha altresì riferito di “aver condotto raid contro le forze attaccanti per respingere l’aggressione contro i partner impegnati nella missione internazionale anti-ISIS” e ha sottolineato che “rimarrà concentrata sulla missione per sconfiggere l’ISIS nella Valle Mediana del fiume Eufrate e sottolinea il diritto non negoziabile di difendersi”.

Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Fin dalla sua creazione, il 10 ottobre 2015, l’alleanza ha svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro l’ISIS in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le Syrian Democratic Forces sono sostenute dalla coalizione internazionale, a guida americana, che le considera un alleato indispensabile nella lotta contro l’ISIS.

Al momento, il fiume Eufrate funge da divisorio naturale tra le postazioni delle Syrian Democratic Forces e quelle delle forze del regime di Al-Assad, sostenute dalla Russia. Secondo quanto stabilito dalle due parti in un accordo verbale, le milizie curde combattono contro lo Stato Islamico dal lato orientale del fiume Eufrate, mentre le forze di Al-Assad da quello occidentale.

Secondo le informazioni rilasciate da un funzionario americano, che ha preferito rimanere anonimo, all’agenzia di stampa Reuters, il bilancio delle vittime sarebbe di più di 100 soldati delle forze del governo siriano e di un membro delle Syrian Democratic Forces, mentre le truppe americane non sarebbero state colpite nei combattimenti.

Il funzionario ha altresì dichiarato: “Sospettiamo che le forze leali al governo siriano stiano tentando di guadagnare terreno nei territori che le Syrian Democratic Forces hanno liberato dal controllo dello Stato Islamico nel settembre 2017” e ha aggiunto: “Sembrerebbe che queste forze stiano cercando di prendere possesso del giacimento petrolifero di Khusham, che è stata una delle principali fonti di reddito per l’ISIS tra il 2014 e il 2017”. Infine, il funzionario ha dichiarato: “Gli ufficiali della coalizione sono sempre stati in contatto regolare con le controparti russe prima, durante e dopo l’attacco”.

Il 17 gennaio, il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, in un discorso sulla strategia degli Stati Uniti per aiutare a porre fine alla guerra civile siriana, tenuto presso la Stanford University, aveva dichiarato che le forze americane sarebbero rimaste in alcune aree della Siria per un periodo di tempo indefinito. Tale decisione avrebbe fatto parte di una più ampia strategia mirata a prevenire la rinascita dello Stato Islamico, a spianare la strada, a livello diplomatico, all’eventuale allontanamento del presidente siriano, Bashar Al-Assad, e a ridurre l’influenza dell’Iran nella regione.

Per tutta risposta, il giorno successivo, il 18 gennaio, il Ministero degli Esteri siriano aveva dichiarato che la presenza militare americana nel territorio siriano sarebbe stata “illegittima” e avrebbe costituito “una chiara violazione del diritto internazionale e un’aggressione nei confronti della sovranità nazionale”. In tale occasione, il Ministero aveva aggiunto che la Siria avrebbe continuato la “guerra inarrestabile contro i movimenti del terrorismo, che ha diversi nomi, fino a quando ogni millimetro del territorio siriano sarà ripulito” e avrebbe lavorato con “la stessa determinazione” per liberare il Paese da qualsiasi “presenza straniera illegittima”.

In merito ai curdi siriani, il 18 dicembre 2017, il presidente Al-Assad li aveva accusati di essere “traditori”, affermando: “Quando parliamo di coloro ai quali ci riferiamo come “curdi”, loro in realtà non sono solo curdi. Tutti coloro che lavorano per un Paese straniero, in particolare sotto il comando americano, sono traditori. È così che vediamo questi gruppi che lavorano per gli americani”. Da parte loro, le Syrian Democratic Forces avevano risposto alle dichiarazioni di Al-Assad, accusando il regime di essere stato responsabile dell’arrivo dei “terroristi stranieri” nel Paese.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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