Erdogan: Italia manterrà sistema di difesa aereo nel sud della Turchia

Pubblicato il 8 febbraio 2018 alle 8:35 in Italia Turchia

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L’Italia continuerà a mantenere il proprio sistema di difesa aereo nel sud della Turchia, nella provincia di Kahramanmaras, per prevenire eventuali attacchi dalla Siria, fino al settembre 2018.

La notizia è stata annunciata dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, in ritorno dalla visita ufficiale in Italia, avvenuta il 4 e il 5 febbraio. Nell’occasione, il leader turco ha incontrato papa Francesco, il premier Paolo Gentiloni e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il sistema di difesa aerea italiano, che opera sotto la NATO, è attivo in Turchia dal giugno 2016, dove si trova anche un contingente di 130 soldati. Tale sistema è stato definito da Erdogan “molto importante” per le autorità di Ankara.

Il nuovo accordo tra Ankara e Roma arriva a un mese di distanza dalla firma della lettera di intento con Francia e Italia per rafforzare la cooperazione militare e i progetti di difesa congiunta, tra cui i sistemi missilistici. L’annuncio di Erdogan sancisce altresì il riavvicinamento della Turchia, membro della NATO dal 1952, dalla quale aveva effettuato uno strappo lo scorso 13 settembre, con la firma di un accordo militare con la Russia. In base a esso, Ankara ha annunciato che avrebbe inviato a Mosca 2,5 miliardi di dollari per l’acquisto del sistema avanzato di difesa missilistico S-400, sviluppato negli anni ’90 dall’azienda russa Almaz Central Design Bureau, e in uso dal 2007. Il patto con la Russia prevede che, entro il 2018, la Turchia riceva due batterie di S-400 e che, successivamente, ne produca altre due nel proprio territorio. È stata la prima volta in cui Ankara ha firmato un patto militare di tale portata con un Paese al di fuori dell’alleanza atlantica. Nell’ottobre 2013, la Turchia aveva espresso la volontà di acquistare dalla Cina un sistema missilistico del valore di 3,4 miliardi di dollari ma, dal momento che l’azienda cinese in questione era stata sanzionata dagli Stati Uniti con l’accusa di vendere armi all’Iran, Ankara aveva rinunciato all’accordo per compiacere l’alleato americano. A distanza di 4 anni, il patto con la Russia sembra essere un chiaro segnale che dimostra la delusione della Turchia nei confronti degli Stati Uniti.

La svolta verso la Russia aveva costituito un duro colpo per la NATO per tre motivi. In primo luogo, i nuovi armamenti non sono compatibili con quelli dell’alleanza atlantica di cui è munita la Turchia. In secondo luogo, Ankara, essendo un membro della NATO, ha il divieto di schierare un sistema del genere ai confini con l’Armenia, il Mar Egeo e la Grecia, che costituiscono i territori di confine dell’Alleanza. Con il nuovo acquisto, invece, la Turchia posizionerà il sistema missilistico su tutto il proprio territorio nazionale. In terzo luogo, l’installazione di armamenti russi nel territorio di uno Stato membro permetterà alla Russia di accedere a strutture e informazioni riservate dell’Alleanza, facendo acquisire a Mosca un vantaggio strategico. Mentre la NATO non vuole che questo accada, la Russia ha tutto l’interesse nel penetrare nei sistemi di difesa dell’alleanza atlantica. Occorre ricordare che i rapporti tra la Mosca e la NATO sono caratterizzati da diverse tensioni, che affondano le radici nella crisi di Crimea, scoppiata il 23 febbraio 2014. All’epoca, l’alleanza atlantica si schierò a favore della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, condannando l’annessione della Crimea da parte di Mosca. Successivamente, per contrastare le eventuali mire espansionistiche russe, a partire dal 2017, la NATO ha schierato le proprie truppe nei Paesi dell’Europa centrale e dell’est, al confine con la Russia, fornendo supporto militare sia agli Stati baltici (Estonia, Lettonia e Lituania) sia a Polonia, Norvegia, Slovacchia, Montenegro e Romania. Anche il Medio Oriente costituisce un teatro di scontro indiretto tra la Russia e la NATO, dal momento che, in Siria, Mosca, insieme all’Iran e alle milizie sciite libanesi di Hezbollah, si è schierata a favore del regime di Bassar al-Assad fin dallo scoppio del conflitto, il 15 marzo 2011.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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