Siria: uccisi 138 civili in 48 ore

Pubblicato il 7 febbraio 2018 alle 17:23 in Medio Oriente Siria

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Almeno 138 civili, tra i quali 22 bambini e 21 donne, sono stati uccisi in 48 ore nel territorio del Ghouta orientale, situato nella campagna di Damasco, nei raid condotti dalle truppe del presidente siriano, Bashar Al-Assad, e dei suoi alleati russi, secondo quanto riferito dalle organizzazioni che monitorano il conflitto siriano.

Lunedì 5 febbraio, gli attacchi aerei avevano causato la morte di 30 civili, mentre, il giorno successivo, martedì 6 febbraio, le vittime sarebbero state almeno 80. Secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, i raid di martedì 6 febbraio avrebbero causato “il più grande massacro in Siria in 53 giorni”. L’organizzazione fa riferimento al fatto che il 13 novembre 2017, almeno 61 persone, di cui 20 bambini, erano state uccise e più di 100 erano rimaste ferite in un raid aereo, che aveva colpito il mercato centrale della cittadina siriana di Al-Atarib, a ovest di Aleppo.

Il territorio del Ghouta, che costituisce una delle principali roccaforti dell’opposizione siriana, era stato posto sotto assedio dalle forze del regime nel dicembre 2012. Negli ultimi mesi le milizie fedeli a Bashar Al-Assad hanno stretto ancora di più l’assedio sul territorio, impedendo agli abitanti di ricevere cibo e medicine. Inoltre, numerosi gruppi armati che controllano la zona hanno reso difficoltoso il lavoro delle organizzazioni umanitarie. Tutto ciò ha causato la morte di un ingente numero di civili, tra i quali numerosi bambini. Il 27 ottobre, le Nazioni Unite avevano denunciato tale situazione, condannando le forze del regime siriano di Bashar Al-Assad, dal momento che l’assedio aveva costretto almeno 350 mila civili a morire a causa della mancanza di cibo. Tra queste persone, più di 1.100 bambini soffrono di gravi forme di malnutrizione e altre centinaia sono ad alto rischio, stando ai dati dell’UNICEF. In tale occasione, l’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite aveva descritto la condizione del Ghouta come “una chiara violazione del diritto internazionale umanitario” e “un crimine contro l’umanità e/o un crimine di guerra”.

L’area è entrata a far parte delle zone cuscinetto siriane in seguito al quinto round dei negoziati di Astana, tenutosi nella capitale del Kazakistan il 10 luglio 2017. Precedentemente, il 3 maggio 2017, durante la quarta sessione dei negoziati, Russia, Iran e Turchia avevano raggiunto un accordo in merito alla creazione di quattro zone cuscinetto in Siria, con l’obiettivo di ridurre le tensioni tra le forze del regime e quelle dell’opposizione. Le agenzie umanitarie delle Nazioni Unite hanno stilato una lista che comprende alcune centinaia di civili che necessitano di cure mediche, ma queste sono impossibilitate ad andarsene, dal momento che il regime siriano ha imposto severe restrizioni che non consentono alle persone di abbandonare il territorio. Nonostante ciò, stando ai dati riportati dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, 369 persone, tra le quali 91 bambini e 68 donne, sono state uccise nel territorio del Ghouta orientale dalla fine del dicembre 2017.

Martedì 6 febbraio, in seguito alla strage di civili del Ghouta orientale, le Nazioni Unite hanno chiesto l’imposizione di un cessate il fuoco immediato in tutta la Siria, che dovrebbe durare per il periodo di un mese. La tregua dovrebbe permettere alle organizzazioni umanitarie di fornire aiuti alle centinaia di migliaia di civili che ne hanno bisogno in maniera urgente. Secondo quanto dichiarato dal coordinatore umanitario delle Nazioni Unite in Siria, la misura “permetterebbe la consegna dei servizi e degli aiuti umanitari, l’evacuazione di coloro che sono feriti e malati e l’alleviamento delle sofferenze dei siriani, in qualsiasi parte del Paese si trovino”.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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