Siria: Al-Assad rafforza la difesa aerea a Idlib e Aleppo

Pubblicato il 7 febbraio 2018 alle 9:28 in Medio Oriente Siria

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Le forze dell’esercito del presidente siriano, Bashar Al-Assad, hanno schierato un nuovo sistema di difesa aerea e missili anticarro nelle aree di Aleppo e Idlib.

Secondo quanto riferito da un comandante dell’esercito siriano lunedì 5 febbraio, le difese aeree “coprono lo spazio aereo del nord della Siria” e il loro schieramento costituirebbe “un messaggio per tutti” e un segnale per Ankara, che, dal 20 gennaio, sta bombardando il distretto di Afrin, situato nel governatorato di Aleppo, nel nord della Siria, al confine con la Turchia.

L’operazione “Ramo d’Olivo” era stata lanciata sabato 20 gennaio, al fine di liberare il distretto di Afrin dal terrorismo e di creare, all’interno del territorio siriano, una “zona sicura” della profondità di 30 km. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva minacciato di colpire militarmente Afrin dopo che, domenica 14 gennaio, la coalizione internazionale, a guida americana, aveva annunciato di stare lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF), composta da 30 mila persone, la metà delle quali sarebbero state veterani della Syrian Democratic Forces (SDF). Ankara aveva definito tale programma “inaccettabile”, dal momento che la Turchia considera le Syrian Democratic Forces parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo attivo in Turchia e nel nord dell’Iraq e ritenuto illegale dalla Turchia. 

Il giorno successivo all’inizio della campagna militare turca, il 21 gennaio, il presidente siriano aveva definito l’operazione militare della Turchia nel distretto di Afrin “parte del supporto di Ankara nei confronti dei gruppi estremisti”, riferendosi al fatto che le truppe turche stanno combattendo al fianco dell’Esercito siriano libero (Esl), una forza armata, costituitasi il 29 luglio 2011 e formata dai disertori dell’esercito siriano, che combatte le forze di Bashar al-Assad.

Già prima dell’inizio dell’operazione Ramo d’Olivo, giovedì 18 gennaio, il vice ministro degli Esteri siriano, Faisal Mekdad, aveva minacciato la Turchia, dichiarando che tutti i jet da combattimento turchi impegnati nell’operazione militare contro la Siria sarebbero stati distrutti. In questo contesto, Mekdad aveva affermato: “Avvertiamo che l’Aeronautica siriana è pronta a distruggere gli aerei turchi nei cieli della Siria” e aveva aggiunto: “Avvertiamo i leader turchi che, se inizieranno a combattere nella regione di Afrin, ciò verrà considerato un’aggressione dell’esercito turco nei confronti della sovranità della Siria”.

Le truppe di Bashar Al-Assad, sostenute dai suoi alleati, sono impegnate anche nella riconquista del governatorato di Idlib, che si trova, per la maggior parte, sotto il controllo delle fazioni dei ribelli. Le operazioni militari del presidente siriano si collocano nel contesto di una più ampia campagna, mirata a riprendere possesso dei territori dell’opposizione. Prima dell’inizio dell’offensiva, il territorio si trovava quasi completamente sotto il controllo dei ribelli, che lo governavano insieme al gruppo Hayat Tahrir Al-Sham (HTS), conosciuto anche con il nome di Al-Qaeda in Siria, un gruppo jihadista di ideologia salafita, affiliato ad Al-Qaeda e coinvolto nella guerra civile siriana.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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