L’Unione Europea spalanca le porte ai Balcani: nuova strategia della Commissione

Pubblicato il 7 febbraio 2018 alle 11:29 in Balcani Europa

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Sei Paesi balcanici potrebbero entrare a far parte dell’Unione Europea, nel caso in cui attuino efficacemente le riforme indicate da Bruxelles. Gli Stati in questione sono Albania, Bosnia, Kosovo, Macedonia, Montenegro e Serbia. In particolare, la Commissione ha stabilito il 2025 come data delle prime adesioni, che dovrebbero riguardare la Serbia e il Montenegro, i quali sono in prima linea per entrare a far parte dell’Unione, in quanto lo status delle loro richieste è più avanzato rispetto agli altri. Tuttavia, ha spiegato il commissario europeo per l’allargamento, Johannes Hahn, il destino della Serbia potrebbe cambiare se le sue autorità non riconosceranno l’indipendenza del Kosovo. Occorre ricordare che le relazioni tra i due Stati, dalla dichiarazione di indipendenza del Kosovo nel 2008, sono caratterizzate da tensioni perenni. L’Albania e il Montenegro sono già membri della NATO, mentre la Macedonia potrebbe aderirvi nel prossimo futuro.

Con tale strategia, l’Unione Europea mira a rinnovarsi in vista dell’uscita del Regno Unito, stabilito per il marzo 2019. “La porta è aperta, c’è un chiaro sentiero per i Paesi balcanici che li condurrà nell’UE”, ha spiegato l’Alto Rappresentante, Federica Mogherini, aggiungendo che l’Unione non è destinata ad avere soltanto 27 membri una volta che sarà conclusa la Brexit. Se tutti e sei gli Stati balcanici dovessero completare il processo di integrazione, l’Unione Europea conterebbe complessivamente 33 Stati. L’iniziativa è stata elaborata e presentata ai membri dell’UE alla fine del mese di gennaio da parte della Commissione e, nell’attesa dell’eventuale adesione, prevede che i ministri degli Stati balcanici partecipino ai meeting dell’Unione che riguardano loro aree di interesse. Tale concessione è maggiore rispetto a quelle date ai partner non-membri.

Sono anni che Bruxelles sta valutando l’entrata dei sei Paesi balcanici in questione, anche se rimangono diversi dubbi in merito ai costi del futuro allargamento ad est, e soprattutto relativi alla lentezza delle riforme politiche ed economiche regionali. Secondo le ultime ricerche, ad esempio, soltanto una piccola porzione di serbi voterebbe a favore dell’adesione all’Unione Europea. Dall’altra parte, ci sono alcuni membri dell’UE che non oppongono tale allargamento, come la Spagna, la quale sta a sua volta cercando di contenere il movimento separatista della Catalogna entro i suoi confini. Allo stesso modo, la Germania si è mostrata più cauta verso l’apertura ai sei Paesi balcanici, in quanto teme che la criminalità organizzata e la corruzione presenti in tale area dell’Europa, dovrebbero essere contenute.

Hahn ha esortato il blocco a non ripetere gli errori del 2007, anno in cui venne accelerata l’adesione della Romania e della Bulgaria, con scarsi risultati dal punto di vista della gestione dei flussi migratori. Secondo quanto riportato da Reuters, dall’annessione della Crimea alla Russia nel marzo 2014, Bruxelles teme le attività e le mire della Russia verso l’Europa dell’est, in quanto Mosca è stata accusata di aver interferito nel colpo di Stato dell’ottobre 2015. Il 29 gennaio 2017, le autorità montenegrine riferirono che 3 detenuti serbi, sospettati di aver preso parte al tentato colpo di stato a Montenegro, hanno confessarono di essere colpevoli, spiegando che l’obiettivo della loro azione era quello di riportare una coalizione filo-russa al potere. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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