Libia: possibili legami tra le autorità di Tripoli e i trafficanti

Pubblicato il 7 febbraio 2018 alle 8:33 in Immigrazione Libia

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Le forze del governo di Tripoli potrebbero essere coinvolte in affari con i trafficanti di esseri umani.

Lo riferisce il quotidiano The New Arab, il quale spiega che, secondo quanto emerso da un panel di esperti delle Nazioni Unite, potrebbero esserci legami tra le forze libiche e gli scafisti. In particolare, sembrerebbe che i gruppi armati stiano usufruendo dei fondi e delle strutture statali per rafforzare il controllo sulle rotte migratorie. Il documento rilasciato dagli esperti farebbe riferimento alle testimonianze di alcuni migranti eritrei arrestati nel 2016 a Tripoli da parte di agenti delle forze speciali, e affidati poi al Ministero dell’Interno libico, che li avrebbe consegnati ai contrabbandieri sotto pagamento. Altri 4 bangladesi, invece, avrebbero riferito di essere stati trattenuti dalle forze speciali, nonostante fossero in possesso di documenti validi, venendo sbattuti all’interno di un centro di detenzione governativo nel 2015. Successivamente, avrebbero pagato 300 dollari a testa agli agenti speciali, i quali li avrebbero mandati in un’altra città libica per imbarcarsi alla volta dell’Europa.

The New Arab, citando il report, riferisce che “non è chiaro se le forze tripoline siano a conoscenza del fatto che gli affari con i trafficanti avvengono all’interno dei loro ranghi”. Il governo di Tripoli, appoggiato dall’Onu, ha creato un Dipartimento per il contrasto dell’immigrazione illegale (DCIM), che gestisce 25 centri di detenzione per i migranti, i quali contano circa 5.000 membri dello staff. Il documento spiega che, secondo le agenzie internazionali, il DCIM non ha il totale controllo delle strutture dei migranti, in quanto i gruppi di militanti esercitano un’autorità maggiore sul territorio e, di conseguenza, anche sui flussi migratori. Per di più, gli esperti dell’Onu avrebbero riscontrato la presenza di cellule dell’ISIS nel sud e nel centro della Libia, nonostante la sconfitta a Sirte nel dicembre 2016. Tale notizia era già stata resa nota il 3 dicembre 2017 dal capo dell’Activation Committe of Security Services della città, Zarouk Asuiti, il quale aveva avvertito il premier del governo di Tripoli, Fayez Serraj, di accelerare il supporto ai servizi di sicurezza locali.

In conclusione, il report evidenzia che, nonostante il supporto dell’Onu, le autorità di Tripoli non sono state ancora in grado di imporsi in tutto il Paese e, di conseguenza, sarebbe necessario verificare la gestione dei fondi pubblici, ai fini di contrastare le eventuali collusioni con i trafficanti di esseri umani. Ad avviso degli esperti, nel prossimo futuro, una soluzione politica in Libia non sarà un obiettivo raggiungibile, in quanto le dinamiche militari e conflittuali nella regione non sembrano andare in quella direzione.

Occorre ricordare che da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato nell’ottobre 2011, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Attualmente, lo Stato è diviso in due governi: il primo a Tripoli, sotto l’influenza degli Stati Uniti e dell’Italia; il secondo a Tobruk, sotto l’influenza della Russia e dell’Egitto. I trafficanti di esseri umani, ormai da anni, stanno traendo vantaggio da questa situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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