Egitto: le ripercussioni per gli oppositori politici di Al-Sisi

Pubblicato il 7 febbraio 2018 alle 12:33 in Africa Egitto

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La Procura Generale egiziana ha aperto un’indagine nei confronti della richiesta di boicottare le elezioni presidenziali, che si terranno nel Paese tra il 26 e il 28 marzo, avanzata dagli oppositori politici del presiedente Abdel Fattah Al-Sisi, dopo aver intentato cause contro numerosi politici, accusati di tentare di rovesciare il governo.

Il 28 gennaio, il giorno precedente alla chiusura delle registrazioni dei candidati, alcuni oppositori politici del presidente in carica avevano esortato a boicottare le elezioni presidenziali definendole “una commedia”, a causa dell’ondata di repressione che aveva allontanato tutti coloro che si erano candidati contro Al-Sisi.

Nei giorni precedenti alla chiusura delle registrazioni, tutti i candidati alle elezioni si erano ritirati, lasciando Al-Sisi a concorrere contro un unico avversario, il parlamentare Mortada Mansour. L’ultimo episodio di questo genere si era verificato il 24 gennaio, quando l’avvocato egiziano, Khaled Ali, aveva annunciato ufficialmente che avrebbe ritirato la candidatura alle elezioni presidenziali, sottolineando che, al momento, in Egitto non ci sarebbero le condizioni per concorrere in maniera corretta alle elezioni. La decisione dell’avvocato era giunta il giorno successivo al ritiro del principale oppositore politico del presidente egiziano, l’ex capo di stato maggiore dell’esercito egiziano, il tenente generale Sami Anan, annunciato martedì 23 gennaio, dopo che l’uomo era stato arrestato in seguito alla presentazione della candidatura.

Secondo quanto riferito dal quotidiano egiziano Daily News Egypt, la causa intentata, contro i politici dell’opposizione, imporrebbe alle autorità egiziane di arrestare e interrogare gli accusati e di portarli in tribunale. Gli uomini sarebbero accusati di “aver preso di mira il presidente” e di aver estrapolato alcune parti dei suoi discorsi, utilizzandoli fuori contesto, per “dare ai media stranieri contenuti” che possano essere utilizzati contro lo Stato.

Tra gli indagati vi sarebbe anche Hamdeen Sabahi, l’unico oppositore di Al-Sisi nelle ultime elezioni, che si erano tenute nel giugno 2014 e che si erano concluse con la vittoria dell’attuale presidente egiziano, che aveva ottenuto il 97% dei voti. Il 30 gennaio, sull’onda delle proteste contro il clima di repressione nei confronti degli oppositori politici del presidente egiziano, Sabahi aveva esortato a formare una “coalizione unita”, che boicottasse le elezioni. In tal senso, il politico aveva dichiarato: “Queste non sono elezioni; non ci sono garanzie né candidati né libertà” e aveva aggiunto: “Non ci possono essere elezioni senza candidati e senza garanzie”.

La causa della Procura Generale egiziana è stata intentata dopo che, il 31 gennaio, il presidente egiziano aveva già ammonito tutti coloro che avrebbero cercato di contrastare il suo ruolo, in risposta alla richiesta dell’opposizione di boicottare le elezioni presidenziali, dichiarando: “Siete stati avvertiti. Ciò che è successo sette o otto anni fa non accadrà più in Egitto” e ha aggiunto: “Ciò che non ha funzionato allora, non funzionerà oggi. No, sembra che non mi conosciate bene”. Il presidente egiziano faceva riferimento ai movimenti di protesta che avevano infiammato le strade egiziane nel 2011. La rivoluzione egiziana, iniziata il 25 gennaio 2011, sulla scia della Primavera araba, che promuoveva il rinnovamento politico e sociale, e poi trasformatasi in una vera e propria rivoluzione, aveva portato alle dimissioni dell’ex presidente, Hosni Mubarak, il 31 gennaio dello stesso anno.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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