Siria: la guerra di Idlib

Pubblicato il 6 febbraio 2018 alle 9:33 in Russia Siria

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Una coalizione dei ribelli siriana ha chiesto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di agire contro “il barbaro assalto” dei jet da combattimento russi contro il governatorato di Idlib, situato nel territorio nord-occidentale della Siria, che si trova sotto il controllo dell’opposizione.

In un comunicato, emanato domenica 4 febbraio, il Consiglio nazionale siriano (CNS), un’autorità politica in esilio che ha sede a Istanbul, ha riferito che la Russia avrebbe condotto almeno 40 raid aerei a Idlib, causando la morte di decine di civili. In tal senso, il Consiglio ha dichiarato: “La Coalizione chiede al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di agire immediatamente e di adottare una Risoluzione che condanni i crimini atroci della Russia contro il popolo siriano”.

Al momento, nel governatorato di Idlib sono in corso scontri tra le truppe di Bashar Al-Assad, sostenute dai suoi alleati, e le fazioni dei ribelli, nel quadro di una più ampia campagna del presidente siriano, mirata a riprendere possesso dei territori dell’opposizione. Prima dell’inizio dell’offensiva, il territorio si trovava quasi completamente sotto il controllo dei ribelli, che lo governavano insieme al gruppo Hayat Tahrir Al-Sham (HTS), conosciuto anche con il nome di Al-Qaeda in Siria, un gruppo jihadista di ideologia salafita, affiliato ad Al-Qaeda e coinvolto nella guerra civile siriana. Inoltre, Idlib fa parte delle zone cuscinetto stabilite dal quarto round dei negoziati di Astana, che si è tenuto nella capitale del Kazakistan il 3 e il 4 maggio 2017, e ha costituito un riparo per i ribelli scacciati dalle forze del regime in altre zone della Siria.

Le dichiarazioni del Consiglio sono giunte dopo che, in risposta all’abbattimento di un aereo russo da parte dei ribelli siriani, il territorio di Idlib è stato sottoposto a un “bombardamento violento”, che ha causato la morte di 10 civili, secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. In tale contesto, il Consiglio ha affermato: “I bombardamenti senza sosta hanno ucciso e ferito decine di civili. I jet e gli elicotteri da guerra della Russia e del governo di Al-Assad continuavano a sorvolare i cieli del governatorato di Idlib nella serata di domenica”.

Nella notte tra domenica 4 e lunedì 5 febbraio, i jet da combattimento russi hanno intensificato i raid aerei contro il governatorato di Idlib. In merito all’offensiva russa, alcune fonti della protezione civile siriana hanno riferito che gli attacchi avrebbero colpito i villaggi di Kafr Nubl e Maasran e le città di Saraqeb, Maarat Al-Numan e Idlib, causando numerose vittime.

Nella serata di sabato 3 febbraio, l’aereo da guerra SU-25 dell’aviazione russa era stato abbattuto dai ribelli, mentre sorvolava i cieli di Idlib. Una volta a terra, il pilota, sopravvissuto all’impatto, era stato ucciso in uno scontro con i ribelli. La responsabilità dell’abbattimento dell’aereo russo è stata rivendicata da Hayyat Tahrir Al-Sham, che, tuttavia, non ha fatto alcuna menzione del pilota. Stando a quanto affermato dal gruppo, si sarebbe trattato di una risposta nei confronti della campagna di bombardamenti che la Russia starebbe conducendo contro il territorio.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha altresì riferito che, domenica 4 febbraio, 5 persone sarebbero state ricoverate con sintomi di “soffocamento”, dopo che alcuni attacchi aerei, condotti dalle forze del governo siriano, avevano colpito la città di Saraqeb, situata nel governatorato di Idlib. L’Osservatorio, citando fonti locali, ha riferito che negli attacchi sarebbero stati usati “gas tossici”, senza, tuttavia, fornire ulteriori dettagli. Da parte sua, anche il Consiglio nazionale siriano (CNS), nel comunicato emanato domenica 4 febbraio, ha accusato il governo del presidente siriano, Bashar Al-Assad, di aver fatto uso di armi chimiche contro il popolo siriano.

Qualche settimana prima, il 22 gennaio, anche la città di Douma, situata nel territorio del Ghouta orientale, era stata colpita da un attacco chimico, che aveva causato la morte di almeno 21 persone, tra le quali donne e bambini, decedute per soffocamento. Secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani sulla base delle testimonianze dei medici locali, alcuni gas sarebbero stati rilasciati durante un bombardamento contro la città di Douma, causando “casi di soffocamento”. Si era trattato del secondo episodio di utilizzo di armi chimiche negli scontri in Siria in poco più di una settimana. Il 15 gennaio, 7 civili, di cui 6 donne e 1 bambino, erano morti a causa di difficoltà respiratorie, in seguito a un bombardamento che aveva colpito l’area situata nei dintorni della città di Douma.

La città di Douma, situata nel territorio del Ghouta orientale, costituisce una delle principali roccaforti dell’opposizione siriana. La regione, nella quale vivono circa 350.000 persone, si trova sotto l’assedio delle forze del regime dal dicembre 2012. Negli ultimi mesi i soldati del presidente siriano Bashar Al-Assad hanno stretto ancora di più l’assedio sul territorio, impedendo agli abitanti di ricevere cibo e medicine.

Se la responsabilità del regime siriano fosse confermata, non si tratterebbe della prima volta che le forze di Al-Assad avrebbero utilizzato le armi chimiche contro i siriani. Il 26 ottobre 2017, le Nazioni Unite avevano confermato che il regime siriano sarebbe stato responsabile dell’attacco chimico di Khan Sheikhoun, una città situata nel governatorato di Idlib, nel nord-ovest della Siria, che si trova sotto il controllo dell’opposizione siriana. Il 4 aprile 2017, le forze del regime siriano di Bashar Al-Assad avevano colpito la città, causando la morte di 90 civili.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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