Lo Stato palestinese come miraggio

Pubblicato il 6 febbraio 2018 alle 10:58 in Il commento Palestina

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Federica Mogherini, parlando a nome dell’Unione Europea, ha annunciato di voler donare 53 milioni di dollari in aiuti umanitari al popolo palestinese affinché possa costruire il suo Stato. Il gesto è nobile, giacché molti palestinesi scarseggiano persino di acqua ed elettricità, ma occorre domandarsi se potranno mai costruire uno Stato sovrano e indipendente con capitale a Gerusalemme est. Il metodo dell’osservazione induce a ritenere che, fino a quando il mondo si presenterà in questa forma, i palestinesi non avranno uno Stato con capitale a Gerusalemme est per due ragioni principali.

La prima è che i palestinesi non hanno niente da offrire a Israele. È una legge delle relazioni internazionali: nei rapporti tra gli Stati, nessun governo dà niente in cambio di niente. Ne consegue che chi non ha niente da dare non ha niente da prendere. Dati i rapporti di forza che si sono creati negli ultimi cinquant’anni in Medio Oriente, i palestinesi potrebbero ottenere Gerusalemme est soltanto come donazione degli israeliani. I palestinesi non producono ricchezza, non dispongono di risorse naturali, non hanno armi per vincere una guerra e non possono contare su protettori potenti. Gli Stati che si battono al fianco dei palestinesi sono divisi e deboli rispetto al blocco Israele-Stati Uniti che, invece, è unito e potente.

La seconda ragione per cui i palestinesi non potranno ottenere uno Stato sovrano e indipendente con capitale a Gerusalemme est ha a che vedere con i rapporti tra Israele e Iran, nemici irriducibili. Tutto ciò che piace all’Iran è combattuto da Israele e viceversa. Questa legge ha ricadute dirette sul movimento palestinese che è diviso in due grandi partiti: i moderati di Fatah e gli estremisti di Hamas. L’Iran appoggia Hamas che, come conseguenza logica, è combattuto da Israele. Giovedì 1 febbraio, Israele e Hamas si sono colpiti con i missili durante uno scambio notturno avvenuto poco prima di mezzanotte. Lo scontro è proseguito ieri con un bombardamento aereo israeliano nel territorio settentrionale della striscia di Gaza. Se i palestinesi costituissero uno Stato sovrano e indipendente, dovrebbero eleggere un presidente attraverso libere elezioni: elezioni che potrebbero essere vinte da Hamas. Israele sa che potrebbe accadere perché è già accaduto nelle elezioni per il governo di Gaza, il 25 gennaio 2006. In quell’occasione, Hamas ottenne il 44,4% dei voti contro il 41,4% di Fatah. La conseguenza fu che il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, divenne primo ministro di Gaza. I palestinesi non avranno uno Stato sovrano e indipendente con capitale a Gerusalemme est perché gli israeliani non possono permettere, nemmeno come possibilità teorica, che la loro capitale di fatto, Gerusalemme, diventi la capitale di un esercito nemico o potenzialmente tale. Non possono permettere, nemmeno ipoteticamente, che Hamas, che è armato dall’Iran, acquisisca il controllo di Gerusalemme est. Ecco perché mercoledì 31 gennaio, gli Stati Uniti hanno annunciato di aver inserito il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, nella lista dei terroristi internazionali. È semplice: Trump ha escluso che Hamas possa avere un ruolo in qualunque tipo di processo di pace poiché nessun presidente americano o israeliano potrebbe dialogare con un terrorista.

Gli studiosi dovrebbero rimanere estranei alle passioni e ai sentimenti per svolgere al meglio il proprio lavoro che è quello di svelare le forze profonde che muovono la politica internazionale. È un lavoro talvolta ingrato, ma necessario perché, mettendo a nudo la cruda realtà della politica internazionale, consente di porsi al riparo dalle illusioni e di avere una visione più profonda dei problemi a chiunque lo voglia. Nel 2018 il conflitto israelo-palestinese esiste in senso molto relativo perché è un conflitto che non può essere combattuto a causa della sproporzione delle forze in campo. Il contributo di 53 milioni di dollari annunciato da Federica Mogherini servirà molto più ai palestinesi che alla costruzione dello Stato palestinese. Tanto più in questo momento. Trump ha infatti annunciato di voler tagliare tutti i finanziamenti all’Autorità nazionale palestinese che continua a protestare contro la sua decisione di riconoscere Gerusalemme quale capitale d’Israele.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano in Italia dedicato alla politica internazionale

Articolo apparso nella rubrica domenicale Atlante del “Messaggero”, il 4 febbraio 2018.

di Alessandro Orsini

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