Israele legalizza l’insediamento di Havat Gilad

Pubblicato il 6 febbraio 2018 alle 13:21 in Israele Palestina

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Israele ha legalizzato retroattivamente l’avamposto di Havat Gilad, situato nella zona orientale della città di Nablus, in Cisgiordania, in risposta all’uccisione di un rabbino israeliano, che viveva nell’insediamento, per mano di un palestinese.

La decisione di legalizzare retroattivamente l’avamposto è stata adottata all’unanimità dal Gabinetto israeliano, durante la riunione di domenica 4 febbraio. In merito alla questione, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato che la legalizzazione dell’avamposto è mirata a “normalizzare la vita” delle 50 famiglie che vivono nell’insediamento.

Il leader israeliano fa riferimento all’aggressione di un rabbino, che era stato ucciso nella notte di martedì 9 gennaio, mentre stava guidando nei pressi dell’insediamento di Havat Gilad. Stando a quanto riferito dall’esercito israeliano, il colpo di arma da fuoco sarebbe stato sparato contro la vettura in movimento da un’automobile di passaggio, mentre il rabbino stava tornando nella propria abitazione, situata nell’insediamento.

La proposta di legalizzare l’avamposto era stata inoltrata al Gabinetto il 14 gennaio da parte del ministro della Difesa, Avigdor Lieberman. Gli israeliani che risiedono nell’insediamento sostengono di aver comprato la terra in cui si trova prima della sua costruzione, avvenuta nel 2002. Da parte loro, i palestinesi hanno negato l’acquisto, affermando che i documenti che lo attestano sarebbero falsi. 

Gli avamposti israeliani sono edifici edificati illegalmente su terreni di proprietà palestinese, senza il permesso del governo. Solitamente, si tratta di case prefabbricate, fornite di utenze di base, in particolare elettricità e acqua, non collegate alle reti nazionali. In alcuni casi, tali avamposti sono stati retroattivamente legalizzati in cambio del versamento, in alcuni casi specifici e a titolo di indennizzo, di un valore più alto di quello di mercato per regolarizzarne la posizione. Stando ai dati riferiti dall’organizzazione non governativa Peace Now, nel territorio della Cisgiordania ci sarebbero 97 avamposti non autorizzati.

Il 13 novembre 2016, il comitato ministeriale di Israele per la legislazione aveva approvato all’unanimità la cosiddetta “legge di formalizzazione”, una legge che mira a legalizzare retroattivamente gli avamposti nella Cisgiordania occupata, costruiti su terreni palestinesi privati. La norma, approvata dal Parlamento il 6 febbraio 2017, permette al governo israeliano di espropriare i territori palestinesi privati dove le case degli avamposti illegali sono state costruite ex post facto, a condizione che gli avamposti siano stati costruiti in buona fede o con il supporto del governo. In cambio, la legislazione afferma che i proprietari palestinesi otterranno un compenso finanziario o un altro terreno.

Il 17 agosto 2017, la Corte Suprema israeliana aveva rimandato di due mesi l’implementazione della legge. Successivamente, il 4 dicembre 2017, l’Alta Corte di Giustizia aveva chiesto al governo di giustificare, entro il 25 febbraio, i motivi per cui la legge di formalizzazione dovrebbe entrare in vigore, indicando le basi costituzionali sulle quali si baserebbe tale norma. Nonostante Israele non possieda una Costituzione, il Paese ha stabilito una serie di leggi fondamentali, che regolano le disposizioni del governo e i diritti umani.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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