Giordania: proteste contro il carovita

Pubblicato il 6 febbraio 2018 alle 17:21 in Giordania Medio Oriente

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Un’ondata di proteste sta infiammando le strade delle città della Giordania, tra le quali, le più violente si sono verificate nella città di Al-Salt, situata a ovest di Amman, in segno di protesta nei confronti dell’aumento delle tasse e dei tagli dei sussidi, imposti dal governo.

Le proteste, iniziate in maniera pacifica, hanno assunto un carattere violento nella serata di domenica 4 febbraio, quando i manifestanti hanno iniziato a bloccare le strade del centro della città di Al-Salt e si sono scontrati con le forze di sicurezza giordane.

I manifestanti chiedono le dimissioni del governo del primo ministro, Hani Al-Mulqi, e lo scioglimento del Parlamento, e hanno esortato il sovrano della Giordania, re Abdullah II, a intervenire e abolire l’aumento delle imposte sui beni.

Il 29 gennaio, il ministro delle Finanze, Omar Malhas, aveva annunciato che il governo avrebbe adottato una serie di misure di austerity e avrebbe imposto un aumento delle tasse su numerosi beni, mirate a generare un gettito di 450 milioni di dinari giordani nel 2018, al fine di ridurre il deficit di bilancio. In tale occasione, il ministro aveva assicurato che ciò “non colpirà le fasce della società con un reddito limitato o medio”.

Il governo ha aumentato le tasse su più di 150 beni e ha tolto i sussidi statali sul pane, il cui prezzo è aumentato del 60%. Secondo quanto riferito da AnsaMed, tra i beni tassati vi sarebbero anche generi alimentari, come frutta, verdura, pesce fresco, carne congelata, sale e altri beni di prima necessità, oltre a carburante, beni preziosi e veicoli importati. Le misure sarebbero state adottate per ridurre il debito estero, che, negli ultimi 10 anni, avrebbe raggiunto il 95%.

Si tratterebbe della prima riforma di questo genere in più di vent’anni, secondo quanto riferito dal quotidiano The New Arab. L’ultima volta che la Giordania aveva aumentato il prezzo del pane in modo così significativo era stato nel 1996. La misura, che era stata adottata dall’allora primo ministro Abdul Karim Kabariti, era parte del programma di austerity mirato a rispondere ai requisiti del Fondo Monetario Internazionale per estendere il credito concesso al Regno Hashemita. Anche in quel caso, i cittadini erano scesi in piazza per protestare contro la decisione.

Nel 2012 si era verificato un altro episodio simile. In quell’anno, il popolo era sceso in piazza per manifestare contro il taglio dei sussidi statali per la benzina, una decisione che il governo giordano aveva adottato per assicurarsi l’erogazione di un prestito da parte del Fondo Monetario Internazionale. Il prestito avrebbe dovuto controllare il deficit di bilancio che aveva minacciato la stabilità fiscale e monetaria del Paese.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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