Giordania: non c’è pace senza gli Stati Uniti

Pubblicato il 6 febbraio 2018 alle 6:02 in Giordania Medio Oriente

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Gli Stati Uniti sono essenziali per raggiungere una soluzione pacifica al conflitto israelo-palestinese, secondo quanto affermato dal sovrano della Giordania, re Abdullah II.

Domenica 4 febbraio, re Abdullah II ha dichiarato: “Non può esserci un processo di pace o una soluzione pacifica senza gli Stati Uniti. Questo è vero anche dopo che il presidente Donald Trump ha deciso di trasferire l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme”.

Il 6 dicembre 2017, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva annunciato ufficialmente il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele e la decisione di spostarvi la rappresentanza diplomatica americana, che si trova a Tel Aviv dal 1966.

La Giordania aveva respinto la scelta di Trump in merito a Gerusalemme. Lo stesso giorno dell’annuncio del presidente americano, Amman aveva giudicato la decisione americana “legalmente nulla”, dal momento che avrebbe consolidato l’occupazione israeliana della zona orientale della Città Santa. In tale occasione, il portavoce del governo giordano, Mohammad Al-Momani, aveva dichiarato che l’annuncio del presidente Trump avrebbe violato le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, mentre il ministro degli Esteri, Ayman Safadi, aveva dichiarato che la mossa avrebbe “vanificato” gli sforzi di pace e aveva aggiunto che lo status di Gerusalemme sarebbe dovuto essere stabilito in “negoziazioni dirette” tra palestinesi e israeliani.

Domenica 4 febbraio, il re Abdullah II ha sottolineato che la decisione di Trump ha “causato una reazione negativa”, poiché ha fatto pensare ai palestinesi che non esista “un mediatore onesto”. In tal senso, il sovrano della Giordania ha dichiarato: “Vorrei sospendere il giudizio, dal momento che stiamo ancora aspettando che gli americani presentino il progetto di pace. Credo che dobbiamo dare agli americani il beneficio del dubbio e lavorare insieme” una volta che la Casa Bianca renderà noto il piano e ha aggiunto: “Se non è un buon piano, non penso che, in questo momento, abbiamo a disposizione un piano B”.

Il re Abdullah II fa riferimento a un piano di pace che gli Stati Uniti starebbero sviluppando da qualche mese, nonostante non siano stati divulgati i dettagli. Oltre a ciò, il sovrano del Regno Hashemita si riferisce al fatto che, il 14 gennaio, in occasione di un incontro dei leader del Consiglio Centrale palestinese, il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, aveva ribadito che non avrebbe accettato che gli Stati Uniti svolgessero il ruolo di mediatore nei negoziati di pace tra Israele e il popolo palestinese e aveva chiesto che venisse avviato un processo guidato dalla comunità internazionale. Abbas aveva già chiarito la propria posizione in merito al ruolo degli Stati Uniti nel processo di pace israelo-palestinese il 22 dicembre 2017, in occasione di una conferenza stampa congiunta con il proprio omologo francese, Emmanuel Macron. In tale occasione, il presidente palestinese aveva affermato che non avrebbe più considerato Washington un partecipante onesto alle trattative di pace con Israele, pertanto il ruolo del governo statunitense come mediatore nel processo non sarebbe più stato accettato.

La Giordania ha un ruolo speciale nella gestione dei luoghi sacri musulmani di Gerusalemme, a partire dalla firma del trattato di pace del 4 maggio 1994. Oltre a ciò, a seguito della guerra arabo-israeliana del 1948, Gerusalemme era stata suddivisa nella zona occidentale, abitata principalmente dalla popolazione ebraica, controllata da Israele, e in quella orientale, abitata principalmente dalla popolazione araba, sotto il controllo della Giordania.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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