Palestina: Hamas rivendica l’omicidio del rabbino israeliano

Pubblicato il 6 febbraio 2018 alle 13:13 in Israele Palestina

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Le Brigate Ezzedin Al-Qassam, il braccio armato di Hamas, hanno rivendicato la responsabilità dell’assassinio del rabbino israeliano, che il 9 gennaio era stato ucciso  da un colpo di arma da fuoco nei pressi di un insediamento situato in Cisgiordania. La rivendicazione è giunta nella mattinata di martedì 6 febbraio, dopo che, lo stesso giorno, l’Intelligence israeliana aveva annunciato di aver ucciso il palestinese Ahmad Nasser Jarrar, considerato il capo del gruppo che si celava dietro l’omicidio del religioso.

Nella notte di martedì 9 gennaio, un rabbino israeliano era stato ucciso, mentre stava guidando nei pressi dell’insediamento di Havat Gilad, situato nella zona orientale della città di Nablus, in Cisgiordania. Stando a quanto riferito dall’esercito israeliano, il colpo di arma da fuoco sarebbe stato sparato contro la vettura in movimento da un’automobile di passaggio, mentre il rabbino stava tornando nella propria abitazione, situata nell’insediamento. Prima di collassare, l’uomo sarebbe riuscito a telefonare alla moglie e a chiamare un’ambulanza, affermando: “Mi hanno sparato vicino ad Havat Gilad”.

In merito all’avvenimento, il presidente israeliano, Reuven Rivlin, aveva esortato “le forze di sicurezza a rintracciare i colpevoli e a consegnarli alla giustizia”. Subito dopo l’omicidio, le truppe israeliane avevano iniziato una vera e propria caccia all’uomo nel territorio settentrionale della Cisgiordania, chiudendo le strade nell’area ed entrando nei villaggi palestinesi per trovare il colpevole. In un comunicato, emanato mercoledì 10 gennaio, l’esercito aveva riferito che erano “state intraprese una serie di azioni mirate a trovare i terroristi che hanno perpetrato l’attacco, tra le quali controlli della sicurezza alle entrate e alle uscite della città di Nablus e la presenza dei militari in tutta la città”. Secondo quanto riferito da un portavoce delle Forze di difesa israeliane, dopo l’attacco, i residenti dell’insediamento di Yitzhar erano entrati nel villaggio palestinese di Burin e avevano iniziato a lanciare sassi contro gli abitanti.

Da parte sua, mercoledì 10 gennaio, Hamas aveva rilasciato un comunicato nel quale elogia l’attacco, definendolo “un’operazione eroica” contro l’occupazione sionista e i crimini commessi contro il popolo palestinese, anche se non ne aveva immediatamente rivendicato la responsabilità.

Le tensioni tra israeliani e palestinesi si sono intensificate negli scorsi mesi, in particolare dopo che, il 6 dicembre 2017, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva annunciato ufficialmente il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, suscitando l’opposizione dei palestinesi.

Il 3 gennaio, il Parlamento israeliano ha approvato, in via preliminare, un progetto di legge che impone la pena capitale nei confronti dei terroristi. Tale progetto di legge era stato approvato dalla coalizione di governo israeliana il 17 dicembre 2017 e, secondo quanto dichiarato dal quotidiano israeliano Times of Israel, si tratterebbe di una misura presa contro i terroristi palestinesi. Secondo il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, si tratterebbe di un potente deterrente nei confronti di coloro che progettano attacchi contro il popolo israeliano.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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