Cisgiordania: giovane palestinese uccide un israeliano

Pubblicato il 6 febbraio 2018 alle 11:13 in Israele Palestina

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Un israeliano è stato ucciso in seguito all’aggressione da parte di un palestinese nei pressi della stazione degli autobus situata all’esterno dell’insediamento di Ariel, in Cisgiordania.

Nel pomeriggio di lunedì 5 febbraio, un giovane palestinese, giunto sul luogo dell’attacco a piedi, avrebbe pugnalato un israeliano, che si trovava nei pressi della fermata dell’autobus, e sarebbe fuggito. Secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Jerusalem Post, un funzionario delle Forze di difesa israeliane, che ha assistito alla scena, avrebbe inseguito l’attentatore e lo avrebbe investito con l’automobile. Nonostante ciò, l’assalitore sarebbe riuscito a scappare, grazie a una macchina che l’avrebbe aspettato nelle vicinanze del luogo dell’aggressione. Nella fuga, l’uomo avrebbe fatto cadere il coltello e uno zaino, che conteneva i suoi documenti, permettendo in questo modo l’identificazione del soggetto.

La vittima è Itamar Ben Gal, un israeliano che viveva nell’insediamento di Har Brakha e insegnava nel centro di studi ebraici, situato vicino al luogo del delitto. L’uomo sarebbe stato pugnalato più volte nella parte superiore del corpo e a nulla sarebbero valse le cure dei primi soccorritori.

Al momento, le Forze di sicurezza israeliane sono impegnate nel setacciare l’area alla ricerca del colpevole. In merito all’accaduto si è espresso anche il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, il quale ha dichiarato: “Consegneremo il terrorista alla giustizia”.

In un comunicato, emanato lunedì 5 febbraio, il capo del Samaria Regional Council, il consiglio regionale israeliano situato nel territorio settentrionale della Cisgiordania, Yossi Dagan, ha dichiarato: “Si tratta del secondo attacco grave in un mese, ma i cittadini della Samaria sono forti. Non verremo sconfitti dal terrore” e ha aggiunto: “Non è più sufficiente inseguire i terroristi. L’infrastruttura del terrore deve essere gestita”.

Dagan fa riferimento a un’altra aggressione, che era avvenuta nella notte di martedì 9 gennaio, quando un rabbino israeliano era stato ucciso, mentre guidava nei pressi dell’insediamento di Havat Gilad, situato nella zona orientale della città di Nablus, in Cisgiordania. Stando a quanto riferito dall’esercito israeliano, il colpo di arma da fuoco sarebbe stato sparato contro la vettura in movimento da un’automobile di passaggio, mentre il rabbino stava tornando nella propria abitazione, situata nell’insediamento.

Sull’episodio si è espresso anche un membro dell’ufficio politico di Hamas, il quale, in un comunicato emanato lunedì 5 febbraio, ha elogiato la “azione eroica” dell’uomo palestinese, “compiuta all’ingresso dell’insediamento di Ariel, nel territorio di Salfit, che ha portato alla morte di una guardia della sicurezza sionista”.

Le tensioni tra israeliani e palestinesi si sono intensificate negli scorsi mesi, in particolare dopo che, il 6 dicembre 2017, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva annunciato ufficialmente il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, suscitando l’opposizione dei palestinesi.

Il 3 gennaio, il Parlamento israeliano ha approvato, in via preliminare, un progetto di legge che impone la pena capitale nei confronti dei terroristi. Tale progetto di legge era stato approvato dalla coalizione di governo israeliana il 17 dicembre 2017 e, secondo quanto dichiarato dal quotidiano israeliano Times of Israel, si tratterebbe di una misura presa contro i terroristi palestinesi. Secondo il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, si tratterebbe di un potente deterrente nei confronti di coloro che progettano attacchi contro il popolo israeliano.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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