Siria: raid della coalizione internazionale uccidono i civili

Pubblicato il 5 febbraio 2018 alle 16:03 in Siria USA e Canada

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Almeno 40 civili, di cui circa la metà donne e bambini, sono rimasti uccisi in alcuni raid aerei della coalizione internazionale, a guida americana, che hanno colpito il villaggio di Al-Bahra, situato nella campagna di Deir Ezzor, nel territorio orientale della Siria.

Secondo quanto riferito da Al-Jazeera in lingua araba, domenica 4 febbraio, gli attacchi della coalizione avrebbero colpito alcuni siti civili nel villaggio di Al-Bahra, che si trova sotto il controllo dello Stato Islamico. Al momento, il bilancio delle vittime è di almeno 40 morti e numerosi feriti.

La città di Deir Ezzor era stata liberata dal controllo dell’organizzazione terroristica il 3 novembre 2017 da parte sia delle forze dell’esercito siriano sia delle Syrian Democratic Forces. Il governatorato di Deir Ezzor era stato conquistato dai militanti dell’ISIS nel luglio 2014. Fino al momento della liberazione, la città costituiva una delle ultime roccaforti dello Stato Islamico in Siria.

Nel governatorato di Deir Ezzor e, in particolare nel territorio situato nei pressi del fiume Eufrate, sono in corso operazioni militari delle Syrian Democratic Forces, sostenute dalla coalizione internazionale, a guida americana, che mirano a liberare il territorio dai restanti militanti dello Stato Islamico che si rifugiano nell’area.

Il 20 gennaio, la coalizione aveva bombardato la città di Al-Shafah, situata nella Valle Mediana dell’Eufrate, causando la morte di 150 militanti dell’ISIS. In tale occasione, il portavoce della coalizione, il colonnello Ryan Dillon, aveva sottolineato che l’obiettivo dei raid sarebbero stati i centri di comando e di controllo dell’organizzazione, i cui membri continuerebbero a essere attivi nel territorio.

Tale episodio giustificherebbe anche la decisione degli Stati Uniti di mantenere una presenza in Siria. Qualche giorno prima dell’operazione militare, il 17 gennaio, il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, in un discorso sulla strategia degli Stati Uniti per aiutare a porre fine alla guerra civile siriana, tenuto presso la Stanford University, aveva dichiarato che le forze americane sarebbero rimaste in alcune aree del Paese per un periodo di tempo indefinito. Tale decisione farebbe parte di una più ampia strategia mirata a prevenire la rinascita dello Stato Islamico, a spianare la strada, a livello diplomatico, all’eventuale allontanamento del presidente siriano, Bashar Al-Assad, e a ridurre l’influenza dell’Iran nella regione.

Precedentemente, il 6 dicembre 2017, il Pentagono aveva rivelato che gli Stati Uniti avrebbero ancora 2.000 truppe in Siria. Il 13 novembre 2017, il segretario della Difesa degli Stati Uniti, James Mattis, aveva dichiarato che il proprio Paese avrebbe mantenuto la presenza militare in Siria, con il duplice obiettivo di sconfiggere definitivamente lo Stato Islamico in Siria, impedendone il ritorno, e contribuire alla stabilizzazione della situazione della Siria, attraverso una soluzione politica.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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