Siria: più di 286.000 sfollati dal 15 dicembre 2017

Pubblicato il 5 febbraio 2018 alle 6:02 in Medio Oriente Siria

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A partire dal 15 dicembre 2017, più di 270.000 siriani hanno abbandonato il loro territorio di origine per sfuggire agli scontri tra le forze del governo e quelle dei ribelli nelle province di Idlib e Hama, situate nel nord-ovest della Siria.

Secondo quanto riferito dall’assistente segretario generale dell’ONU per gli affari umanitari, Ursula Mueller, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il gran numero di sfollati avrebbe causato il sovraffollamento dei campi profughi e ciò avrebbe costretto molte persone a cercare riparo in circa 160 insediamenti di fortuna nel territorio di Idlib. In merito alla questione, la Mueller ha dichiarato: “Durante gli scorsi mesi invernali, molte famiglie non avevano altro che tende improvvisate, che condividevano con altre persone” e ha aggiunto: “A partire dal 15 dicembre 2017, i raid aerei e i combattimenti nel territorio meridionale di Idlib e in quello settentrionale di Hama hanno causato lo sfollamento di 270.000 persone”. Stando alle informazioni riferite dall’assistente segretario generale dell’ONU per gli affari umanitari, nell’ultimo mese, sarebbero stati colpiti almeno 16 tra ospedali e cliniche mediche situati nel territorio di Idlib.

Dopo la liberazione di tutte le città che erano sotto il controllo dello Stato Islamico nel territorio siriano, le truppe di Bashar Al-Assad, sostenute dai suoi alleati, hanno intrapreso una campagna mirata a riprendere possesso dei territori dell’opposizione siriana. Il governatorato di Idlib, in particolare, si trova quasi completamente sotto il controllo dei ribelli siriani, che lo governano insieme al gruppo Hayat Tahrir Al-Sham (HTS), conosciuto anche con il nome di Al-Qaeda in Siria, un gruppo jihadista di ideologia salafita, affiliato ad Al-Qaeda e coinvolto nella guerra civile siriana. Inoltre, Idlib fa parte delle zone cuscinetto stabilite dal quarto round dei negoziati di Astana, che si è tenuto nella capitale del Kazakistan il 3 e il 4 maggio 2017, e ha costituito un riparo per i ribelli scacciati dalle forze del regime in altre zone della Siria.

Agli scontri tra le forze del governo e i ribelli siriani, si sono aggiunti i combattimenti di Afrin, tra la Turchia e le Syrian Democratic Forces, che il Paese considera parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo ritenuto illegale dalla Turchia. Il 20 gennaio, Ankara aveva lanciato l’operazione Ramo d’Olivo contro il distretto di Afrin, con l’obiettivo di liberare il territorio dal terrorismo e di costruire una zona sicura, della profondità di 30 km, al confine tra i due Paesi.

Stando ai dati delle Nazioni Unite, gli scontri al confine tra Siria e Turchia avrebbero portato allo sfollamento di ulteriori 15.000 persone all’interno del distretto di Afrin e alla fuga di altre 1.000 verso il vicino governatorato di Aleppo.

La Mueller ha riferito che, nel mese di gennaio, la Siria avrebbe bloccato tutti i convogli di aiuti destinati alle aree sotto assedio, nonostante, al momento, più di 13,1 milioni di siriani, di cui 6,1 milioni di sfollati interni, avrebbero bisogno di tali aiuti.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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