Rimpatri dalla Libia: le difficoltà dei migranti nigeriani

Pubblicato il 5 febbraio 2018 alle 9:16 in Immigrazione Nigeria

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Dal dicembre 2017 a oggi, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha rimpatriato circa 6.000 migranti nigeriani dalla Libia. I cittadini della Nigeria costituiscono la principale nazionalità di migranti presenti nel Paese nordafricano, dove la maggior parte di loro è giunta per poi imbarcarsi alla volta dell’Europa. Le procedure di rimpatrio e di ricollocamento dei migranti presenti in Libia sono state velocizzate in seguito alla pubblicazione, il 14 novembre 2017, di un video da parte della CNN in cui venivano mostrati rifugiati africani venduti all’asta come schiavi. Ciò ha provocato l’indignazione delll’Onu, il quale ha accusato i governi europei di complicità con le autorità libiche per i trattamenti disumani subiti dai migranti. Il 29 e 30 novembre 2017, in occasione del summit dell’Unione Europea e dell’Unione Africana a Abidjan, in Costa d’Avorio, la Libia ha raggiunto un accordo con i leader europei e africani per effettuare rimpatri di emergenza dei rifugiati e dei migranti che hanno subito violenze e abusi all’interno dei centri di detenzione libici. Negli stessi giorni, il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, ha annunciato che le autorità di Abuja si sarebbero impegnate immediatamente nel riportare in patria i propri cittadini presenti in Libia.

Al-Jazeera English rende noto che la gioia di evadere dai centri di detenzione libici per tornare nel proprio Paese di origine viene immediatamente spazzata via quando i migranti giungono in Nigeria, dove non riescono a trovare lavoro e faticano a reintegrarsi nuovamente nella società. L’emittente qatarina riporta la storia di Grace Joshua, una 32enne di Lagos che è stata rimpatriata dalla Libia, la quale racconta di aver lasciato la Nigeria nel 2014 per la mancanza di lavoro. Dopo anni di torture e sofferenza nei centri di detenzione libici, ora che è tornata a casa, Grace Joshua spiega di non avere un lavoro e di aver ritrovato la stessa dura realtà di quattro anni fa.

Generalmente, i nigeriani diretti in Europa, che finiscono nelle mani dei trafficanti di esseri umani, raggiungono il nord del Paese, precisamente lo Stato di Kano, per poi arrivare ad Agadez, in Niger. A quel punto, iniziano la traversata del Sahara alla volta della Libia a bordo di veicoli dei trafficanti. Al di là delle motivazioni della migrazione, che siano per questioni economiche o perché vittime di traffici illegali, i nigeriani scappano da una situazione di grave povertà e da un alto tasso di disoccupazione. Un recente report della Nigeria’s Bureau of Statistics (NB) rende noto che circa 16 milioni di cittadini su una forza lavoro attiva complessiva di 85 milioni erano disoccupati nel terzo trimestre del 2017. Occorre ricordare, che oltre all’alto tasso di disoccupazione, la Nigeria è dilaniata dalla furia dei jihadisti di Boko Haram, gruppo fondamentalista nigeriano che dal 2006 sparge terrore in tutto il Paese, soprattutto nel nord-est, e nei vicini Camerun, Ciad e Niger. Dal 2009 a oggi, più di 20,000 persone sono state uccise nella sola Nigeria, e quasi 3 milioni di cittadini sono stati costretti ad abbandonare le proprie case.

Nel dicembre 2016, l’European Union Trust Fund for Africa (EUTF) ha lanciato un’iniziativa congiunta con l’IOM che ha coinvolto 14 Paesi africani, quali, Burkina Faso, Camerun, Ciad, Costa d’Avorio, Ghana Guinea Bissau, Gambia, Libia, mali, Mauritania, Nigeria e Senegal. In Nigeria, nello specifico, tale iniziativa è approdata nel maggio 2017 con l’obiettivo di assistere i migranti nigeriani presenti in Libia. Per facilitare la reintegrazione nella società, l’IOM ha organizzato laboratori per far acquisire competenze lavorative ai migranti rientrati. Il manager del programma, Abraham Tamrat, ha riferito al al-Jazeera English che l’obiettivo della reintegrazione è quello di dare ai migranti un’alternativa e invogliarli a rimanere.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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