L’Ecuador e il narcotraffico

Pubblicato il 5 febbraio 2018 alle 15:00 in Ecuador

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La mattina di sabato 27 gennaio un’autobomba è esplosa davanti a una caserma della polizia nazionale ecuadoregna nella città di San Lorenzo, provincia di Esmeraldas, causando 28 feriti. È stata un’enorme sorpresa per un paese dove non esiste protocollo antiterrorismo né robot per disattivare esplosivi e che ha sempre considerato il narcotraffico come “di passaggio” nel territorio nazionale. Un paese che, secondo fonti militari, non ha preparazione sufficiente ad affrontare un problema di tale portata.

Le autorità hanno attribuito l’attentato a Walter Artízala, un dissidente ecuadoregno della guerriglia colombiana delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia), ostile al processo di pace avviato dalla guerriglia alla frontiera settentrionale dell’Ecuador.

La polizia colombiana segue i passi di Artízala, detto Guacho, già da alcuni mesi e sa che opera nella provincia di Esmeraldas, dove, pochi giorni prima dell’attentato, la polizia ecuadoregna aveva fermato sei dei suoi uomini.

I militari che controllano la frontiera tra Ecuador e Colombia assicurano che Artízala si occupa del trasferimento di droga ai due lati della frontiera e secondo le intelligence di Quito e Bogotà è legato a quattro cartelli della droga, tra cui il Clan del Golfo, colombiano e il cartello di Sinaloa, messicano.

Quito ha chiesto aiuto alla Colombia e agli Stati Uniti per le indagini ed ha proclamato lo stato di emergenza in alcune zone della provincia di Esmeraldas. Gli USA hanno inviato un team di periti specializzati nella lotta al terrorismo.

Secondo gli investigatori l’esplosivo utilizzato a San Lorenzo è lo stesso già usato per diversi attentati in territorio colombiano.

Il ministro della difesa dell’Ecuador, Patricio Zambrano, ha assicurato, due giorni prima dell’attentato che il suo dicastero aveva “informazioni che nella zona stanno accadendo eventi particolarmente complessi” aggiungendo tuttavia di non conoscerne i particolari. Pertanto si era deciso di rinforzare la sicurezza. Nella zona sono stati destinati 1600 agenti tra poliziotti e militari e, già da alcune settimane sono state incrementate le pattuglie nelle provincie di Esmeraldas e Sucumbíos, confinanti con la Colombia.

Alti comandi militari in riserva, citati dal quotidiano El País, lamentano lo smantellamento degli strumenti di intelligence gestiti dalle forze armate. La funzione fu assunta dalla Segreteria Nazionale di Intelligence, creata dal governo di Rafael Correa, accusata di dedicarsi a vigilare cittadini e oppositori e non narcotrafficanti e potenziali terroristi. Da allora, sottolineano, l’Ecuador ha abbandonato la politica di difesa nazionale e ora deve affrontare il narcotraffico con un deficit di preparazione.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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