Cina: report dell’Onu su Corea del Nord potrebbe essere sfruttato dagli USA per nuove sanzioni

Pubblicato il 5 febbraio 2018 alle 13:28 in Asia Cina

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In seguito alla denuncia dell’Onu contro la Corea del Nord in merito al presunto guadagno di 200 milioni di dollari dall’esportazione di carbone e altri beni vietati dalle sanzioni internazionali, la Cina ritiene che gli Stati Uniti e i suoi alleati potrebbero intraprendere nuove azioni contro Pyongyang.

È quanto riferisce un articolo del quotidiano cinese Global Times, in cui l’autore afferma che Washington potrebbe sfruttare il pretesto per esercitare ulteriore pressione attraverso le esercitazioni congiunte con la Corea del Sud dopo la fine dei Giochi Olimpici invernali. Il 4 febbraio, l’Onu ha pubblicato un resoconto, rendendo noto che, nonostante la Corea del Nord sia stata sottoposta a diversi round di sanzioni, tra gennaio e settembre 2017 il regime di Kim Jong-un ha esportato quasi tutti i beni che erano stati vietati dalle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Secondo il documento, Pyongyang avrebbe altresì esportato carbone in Cina, Malesia, Russia e Vietnam, avrebbe falsificato i documenti sull’origine del materiale e avrebbe fornito armi alla Siria e al Myanmar. Secondo le stime degli esperti, la Corea del Nord avrebbe ricavato una cifra pari a 200 milioni di dollari da tali attività. Pechino e Mosca hanno respinto tutte le accuse, mentre la missione nordcoreana e quella siriana negli Stati Uniti non hanno rilasciato commenti. L’ambasciatore birmano presso le Nazioni Unite, Hau Do Suan, ha dichiarato che il governo del Myanmar non detiene nessun contatto con la Corea del Nord per l’importazione di armi.

Il ricercatore cinese Lu Chao ha riferito al Global Times che la Cina ha sempre rispettato le risoluzioni del Consiglio di sicurezza, adottando le misure necessarie a contrastare il traffico di armi e beni verso la Corea del Nord. Chao ha aggiunto che i round di sanzioni hanno avuto profondi effetti sull’economia nordcoreana, soprattutto sulle industrie tessili e di ingegneria chimica. “Quasi tutte le imprese nordcoreane lungo i confini con la Cina sono state chiuse e le compagnie cinesi che facevano affari con Pyongyang hanno subito gravi perdite”, ha spiegato il ricercatore, concludendo che nessuno dovrebbe smuovere certe accuse contro Pechino. Ad avviso di Li Kaisheng, studioso presso la Shanghai Academy of Social Sciences, se quanto riportato dall’Onu fosse vero dimostrerebbe che le restrizioni sono state efficaci, tanto da aver spinto le imprese nordcoreane a esplorare vie illegali per riuscire a ottenere nuovi profitti.

L’ultimo pacchetto di limitazioni contro il Paese asiatico è stato approvato il 22 dicembre 2017, e limita le importazioni e le esportazioni di carburante, prodotti alimentari, mezzi di trasporto e altro, costringendo il regime a far rimpatriare tutti i nordcoreani che lavoravano all’estero. Il 24 dicembre, il portavoce del Ministero degli Esteri nordcoreano aveva rilasciato una dichiarazione che definiva la decisione dell’Onu una grave violazione alla sovranità di Pyongyang, sostenendo che le sanzioni rappresentavano una minaccia alla pace e alla stabilità della penisola coreana. Inoltre, la Corea del Nord aveva minacciato di punire tutti gli Stati membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che avevano votato a favore della Risoluzione.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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