Israele: avvisi di espulsione contro i migranti eritrei e sudanesi

Pubblicato il 4 febbraio 2018 alle 11:54 in Immigrazione Israele

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L’Autorità Israeliana per il Popolo e l’Immigrazione ha cominciato a consegnare avvisi di espulsione a migliaia di migranti e richiedenti asilo provenienti dall’Eritrea e dal Sudan.

Le notifiche, inviate nella mattina di domenica 4 febbraio, sono state recapitate, per ora, solamente agli uomini celibi e senza figli che cercavano di farsi rinnovare il visto, un’operazione che necessita essere ripetuta ogni due mesi. Fino ad aprile potranno rimanere nel Paese con un permesso, ma dovranno poi lasciare Israele nel giro di due mesi, pena l’arresto. Tuttavia, alcuni funzionari del Servizio Penitenziario Israeliano hanno affermato che non ci sono abbastanza posti nelle carceri per tutti i migranti che, secondo le loro stime, rifiuteranno di lasciare il Paese. Il governo sta valutando se tenere aperto il centro di detenzione di Holot, che attualmente può ospitare circa 1.200 migranti, e convertirlo in un penitenziario, nonostante questo richiederebbe l’installazione di misure di sicurezza aggiuntive e la costruzione un recinto intorno all’edificio.

Tutti i migranti che lasceranno lo Stato entro la fine di marzo riceveranno 3.500 dollari e un biglietto aereo. Dopo quella data, le autorità potrebbero decidere di attuare espulsioni forzate.

Al momento, secondo le stime del Ministero dell’Interno, in Israele ci sono circa 38 mila persone provenienti dal continente africano, arrivati tra il 2006 e il 2012. Circa il 72% provengono dall’Eritrea e il 20% dal Sudan.

A dicembre 2017, il Knesset, il Parlamento israeliano, aveva approvato un emendamento alla “Infiltrator’s Law”, che facilita tutte le attività di espulsione forzata contro i migranti e i richiedenti asilo eritrei e sudanesi e permette l’incarcerazione a data da destinarsi per coloro che rifiutano di lasciare il Paese. A fine gennaio 2018, invece, il ministro degli Interni, Aryeh Deri, aveva dichiarato che il suo ufficio avrebbe fatto una distinzione tra gli africani arrivati in Israele in cerca di lavoro e i rifugiati provenienti da zone di conflitto. Inoltre, Deri ha assicurato che donne, bambini e famiglie che avevano fatto richiesta d’asilo entro il 31 dicembre 2017 e non avevano ancora ricevuto risposta, non verranno deportati. Il ministro degli Interni ha spiegato che questa decisione è stata presa poiché la maggior parte di migranti africani arrivati nel Paese senza figli a carico non avevano fatto richiesta di asilo.

Il governo israeliano aveva annunciato di star lavorando su un progetto di espulsione il 18 dicembre 2017, suscitando la preoccupazione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), che aveva sottolineato l’obbligo legale di Israele nel proteggere i rifugiati e tutti coloro che hanno bisogno della protezione internazionale. Il primo ministro del Paese, Benjamin Netanyahu, aveva ufficialmente annunciato la sua decisione il 2 gennaio, affermando di aver stretto accordi con il Ruanda e l’Uganda per l’accoglienza dei migranti espulsi. Tuttavia, il 5 gennaio, i governi dei due Paesi africani avevano dichiarato che non era stato firmato nessun patto con Israele riguardo il futuro dei richiedenti asilo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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