Ex ambasciatore talebano: la strategia americana in Afghanistan sarà un fallimento

Pubblicato il 4 febbraio 2018 alle 7:23 in Afghanistan Asia

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In seguito al rifiuto del presidente americano di intrattenere colloqui con i talebani, l’ex ambasciatore dei talebani in Pakistan, Mullah Abdul Samal Zaeef, ha riferito ad al-Jazeera English che tale mossa porterà soltanto a nuovi attacchi, soprattutto contro le truppe statunitensi. A suo avviso, la strategia di dell’amministrazione Trump in Afghanistan si rivelerà un fallimento.

In seguito agli ultimi attentati che hanno colpito la capitale afghana, Kabul, rispettivamente il 27 e il 29 gennaio, che hanno causato complessivamente la morte di più di 100 persone, Trump ha annunciato che Washington non avrebbe accettato di negoziare con i talebani. Reuters spiega che la scelta del presidente è in contrasto con l’obiettivo della nuova strategia americana in Afghanistan, inaugurata lo scorso 21 agosto, che è quello di spingere i militanti al tavolo delle trattative per porre fine a 17 anni di guerra. In seguito agli ultimi attentati rivendicati dai talebani, il leader della Casa Bianca ha giurato di “finire ciò che deve essere finito”, suggerendo quindi di prevedere una vittoria militare contro i terroristi afghani. Tale risultato, tuttavia, secondo ufficiali militari e diplomatici statunitensi, non potrà essere raggiunto, in quanto le risorse e i soldati presenti nel Paese asiatico non sono sufficienti.

Alla luce di ciò, Zaeef ha riferito all’emittente qatarina che non ci sarà alcuna soluzione al conflitto, se non verranno intrattenuti negoziati con i talebani. “La decisione degli Stati Uniti di continuare a esercitare pressione contro i militanti porterà solo a nuovi spargimenti di sangue. La questione deve essere risolta attraverso un dialogo”, ha specificato l’ex ambasciatore. A suo avviso, i talebani continueranno a combattere come hanno fatto in passato, perciò, per evitare che la situazione di stallo si prolunghi, sarà necessario aprire un dialogo. In particolare, Zaeef ritiene che il popolo afghano dovrebbe decidere da solo secondo la sua cultura e la sua religione.

In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. Sedici anni di invasione e più di 100 miliardi di dollari spesi, tuttavia, non sono ancora riusciti a porre fine all’instabilità del Paese, che continua a subire la furia sia dei militanti afghani, sia dei terroristi affiliati all’ISIS. L’obiettivo dei talebani è quello di riprendere il controllo della capitale Kabul per imporre in tutto il Paese una rigida interpretazione della legge islamica. In linea con la nuova strategia, Trump ha ordinato l’aumento delle truppe americane in Afghanistan da 11,000 a 15,000.

Il 29 gennaio, il SIGAR, Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction, ha affermato che il Pentagono ha limitato la diffusione di informazioni relative alle aree afghano sotto il controllo dei talebani e del governo afghano. Nell’ultimo report trimestrale di SIGAR si legge che è difficile reperire informazioni più dettagliate di ciò che sta avvenendo nel Paese asiatico. Ad avviso di John Sopko, parte dell’osservatorio, gli americani che leggono tali report non sono in grado di comprendere e analizzare il modo in cui vengono spesi i soldi in Afghanistan. Uno studio pubblicato questa settimana dalla BBC rende noto che i talebani sono attivi nel 70% dei distretti afghani, controllando il 4% del territorio nazionale, e sono presenti fisicamente nel 66% delle aree del Paese. Alle indiscrezioni secondo cui il pentagono vorrebbe nascondere la verità al popolo americano, l’esercito statunitense ha risposto dicendo che l’ultimo rapporto SIGAR non ha riportato informazioni corrette “a causa di errori umani”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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