Corea del Nord: l’ambasciata presso Berlino ha acquistato componenti per il programma missilistico del Paese

Pubblicato il 4 febbraio 2018 alle 16:57 in Corea del Nord Germania

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Hans-Georg Maassen, il capo dell’Ufficio federale della Protezione della costituzione, l’agenzia di intelligence domestica tedesca, ha dichiarato che la Corea del Nord ha utilizzato la propria ambasciata a Berlino per procurarsi componenti e tecnologie per il suo programma missilistico.

Durante un’intervista, pubblicata sabato 3 febbraio, Maassen ha dichiarato che le parti potrebbero essere utilizzate sia per i razzi che per il nucleare. In realtà, si tratta di beni che hanno un doppio utilizzo, in quanto potrebbero essere impiegati per scopi civili e militari. Per questo motivo, le autorità tedesche hanno affermato che non sarà possibile individuare sempre quali di queste componenti verranno utilizzate per fini militari. Nonostante ciò, l’autorità ha affermato che la Germania ha impedito che queste attività andassero avanti sin da quando ha scoperto della loro esistenza.

Nessun membro dell’ambasciata della Corea del Nord in Germania ha rilasciato commenti sulla questione.

La notizia è stata divulgata dopo che le Nazioni Unite hanno pubblicato un resoconto, il 3 febbraio, che ha rivelato che il Paese nordcoreano ha guadagnato quasi 200 milioni di dollari nel 2017 dall’esportazione di carbone e altri beni vietati, violando le sanzioni imposte dall’Onu. Il regime di Kim Jong-un ha esportato, tra gennaio e settembre 2017, quasi tutti i beni che erano stati vietati dalle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Secondo il resoconto, Pyongyang avrebbe esportato carbone in Cina, Malesia, Russia e Vietnam, avrebbe falsificato i documenti sull’origine del materiale e avrebbe fornito armi alla Siria e al Myanmar. Le indagini hanno dimostrato che il Paese asiatico avrebbe altresì trasferito strumentazioni utili ai programmi balistici e a quelli riguardanti le armi chimiche.

Sin dal 2016, la Corea del Nord era stata colpita da diversi round di sanzioni, imposte dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per limitarne il programma missilistico. L’ultima tornata di restrizioni sul Paese asiatico era stata approvata il 22 dicembre 2017. La Risoluzione 2397 limitava le importazioni e le esportazioni di carburante, prodotti alimentari, mezzi di trasporto e altro, imponendo al regime l’obbligo di far rimpatriare tutti i nordcoreani che lavorano all’estero. Il 24 dicembre, il portavoce del Ministero degli Esteri nordcoreano aveva rilasciato una dichiarazione che definiva la decisione dell’Onu una grave violazione alla sovranità del Paese, sostenendo che le sanzioni rappresentavano una minaccia alla pace e alla stabilità della penisola coreana. Inoltre, Pyongyang aveva minacciato di punire tutti gli Stati membri del Consiglio di Sicurezza che avevano votato a favore della Risoluzione.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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