Corea del Nord: guadagnati 200 milioni di dollari con esportazioni vietate dall’Onu

Pubblicato il 4 febbraio 2018 alle 8:35 in Asia Corea del Nord

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La Corea del Nord nel 2017 ha guadagnato quasi 200 milioni di dollari dall’esportazione di carbone e altri beni vietati, violando le sanzioni imposte dalle Nazioni Unite.

L’Onu ha pubblicato un resoconto redatto da una rosa di esperti impegnati in una serie di indagini sul Paese asiatico. Le autorità hanno scoperto che nonostante la Corea del Nord sia stata sottoposta a diversi round di sanzioni internazionali, il regime di Kim Jong-un ha esportato, tra gennaio e settembre 2017, quasi tutti i beni che erano stati vietati dalle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Secondo il resoconto, Pyongyang avrebbe altresì esportato carbone in Cina, Malesia, Russia e Vietnam, avrebbe falsificato i documenti sull’origine del materiale e avrebbe fornito armi alla Siria e al Myanmar. Le indagini hanno dimostrato che il Paese asiatico avrebbe trasferito strumentazioni utili ai programmi balistici e a quelli riguardanti le armi chimiche.

La Cina e la Russia hanno respinto tutte le accuse di non aver rispettato le sanzioni, mentre la missione nordcoreana e quella siriana negli Stati Uniti non hanno rilasciato commenti. L’ambasciatore birmano presso le Nazioni Unite, Hau Do Suan, ha dichiarato che il governo del Myanmar non detiene nessun contatto con la Corea del Nord per l’importazione di armi.

Nel 2016, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva limitato l’esportazione di carbone e richiesto a tutti i Paesi in affari con la Corea del Nord di riportare ogni importazione di questo combustibile al comitato delle sanzioni del Consiglio. Il 5 agosto di quell’anno, l’Onu ha vietato tutte le esportazioni di carbone da parte del regime nordcoreano. Tuttavia, nonostante le sanzioni, la Corea del Nord sarebbe riuscita a far arrivare lo stesso riserve del materiale nel Paese.

Nel corso del 2017, l’organo delle Nazioni Unite aveva approvato una serie di sanzioni sempre più restrittive contro Pyongyang, in risposta ai test missilistici nucleari del regime. I settori interessati erano quello dell’energia, del trasferimento di denaro e delle spedizioni marittime.

L’ultima tornata di restrizioni sul Paese asiatico era stata approvata il 22 dicembre 2017. La Risoluzione 2397 limitava le importazioni e le esportazioni di carburante, prodotti alimentari, mezzi di trasporto e altro, imponendo al regime l’obbligo di far rimpatriare tutti i nordcoreani che lavoravano all’estero. Il 24 dicembre, il portavoce del Ministero degli Esteri nordcoreano aveva rilasciato una dichiarazione che definiva la decisione dell’Onu una grave violazione alla sovranità del Paese, sostenendo che le sanzioni rappresentavano una minaccia alla pace e alla stabilità della penisola coreana. Inoltre, Pyongyang aveva minacciato di punire tutti gli Stati membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che avevano votato a favore della Risoluzione.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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