Unicef: 60.000 bambini rischiano di morire di fame in Corea del Nord

Pubblicato il 3 febbraio 2018 alle 6:01 in Asia Corea del Nord

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Secondo le stime dell’Unicef, circa 60.000 bambini stanno rischiando di morire di fame nella Corea del Nord, dove le sanzioni internazionali stanno peggiorando nettamente la situazione umanitaria del Paese.

Nel corso dei mesi passati, la comunità internazionale ha imposto limitazioni sempre più stringenti nei confronti del regime di Pyongyang, al fine di contrastare lo sviluppo del suo programma atomico e missilistico. Le ultime sanzioni sono state adottate dagli Stati Uniti il 24 gennaio, contro 9 entità, 16 persone e 6 navi nordcoreane, accusate di incentivare la produzione di armi. Gli invidi coinvolti includono membri del Partito dei Lavoratori della Corea del Nord, operante in Cina, in Russia e nella regione georgiana di Abkhazia. Tra di loro c’è il vice console di Pyongyang a Nakhodka. In precedenza, il 22 dicembre 2017, il Consiglio di sicurezza dell’Onu aveva adottato la Risoluzione 2397redatta da Washington congiuntamente con Pechino, la quale ha imposto limitazioni all’importazione di petrolio e di prodotti petroliferi raffinati in Corea del Nord, ha ordinato il rimpatrio di tutti i lavoratori nordcoreani all’estero entro 24 mesi, per evitare che possano utilizzare i loro guadagni per finanziare i programmi nucleari di Pyongyang. Alla Corea del Nord è stata altresì vietata l’esportazione di prodotti alimentari, strumentazioni elettroniche, macchinari, terreno, pietre, legno, imbarcazioni, strumentazioni e metalli industriali e mezzi di trasporto. Pochi giorni dopo, il portavoce del Ministero degli Esteri nordcoreano ha rilasciato una dichiarazione in cui ha definito l’imposizione di nuove sanzioni da parte dell’Onu un atto di guerra e l’equivalente di un blocco completo nei confronti dell’economia del Paese.

Il vicedirettore esecutivo dell’Unicef, Omar Abdi, ha spiegato che, nonostante gli aiuti e le operazioni umanitarie siano esentate dalle sanzioni, accade che le banche e le aziende, per paura di violare le limitazioni, rallentano o sospendono gli affari con l’estero, impedendo così la spedizione di beni e sostegni dall’estero. Dal momento che le sanzioni sul petrolio sono state inasprite, il greggio è diventato più scarso e il suo costo di è innalzato.

Attualmente, l’Unicef ha stimato che ammontano a 200.000 i bambini che soffrono di forme di malnutrizione acuta, di cui 60.000 rischieranno di morire di fame entro la fine del 2018. Per cercare di migliorare la situazione, l’organizzazione umanitaria ha lanciato un appello per raccogliere 16,5 milioni di dollari, al fine di fornire cibo, acqua potabile e altri beni ai cittadini nordcoreani. Tuttavia, l’Unicef sottolinea le difficoltà riscontrate per via del difficile contesto politico del regime di Pyongyang e per via delle conseguenze non intenzionali delle sanzioni.

Joonbum Bae and Andrew Natsios, in un articolo pubblicato su Foreign Affairs, spiegano che, se il regime di Kim Jong-un dovesse collassare, sia per ragioni interne, sia per ragioni esterne, il problema principale con cui gli USA, la Cina e la Corea del Sud dovrebbero fare i conti sarebbe proprio una grave crisi umanitaria. Ciò accadrebbe perché il crollo del regime andrebbe a esacerbare le risorse di cibo che i nordcoreani hanno messo da parte in venticinque anni, e andrebbe a peggiorare i problemi sanitari legati alla diffusione delle malattie infettive. Se queste previsioni dovessero avverarsi, spiegano gli autori, è probabile che si verificherebbe una migrazione di massa verso la Cina. Per evitare che ciò accada, a loro avviso, Washington, Pechino e Seoul dovrebbero collaborare per fornire congiuntamente cibo e aiuti umanitari e sanitari alla popolazione della Corea del Nord.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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