Iran: l’ISIS rinascerà in Afghanistan grazie agli Stati Uniti

Pubblicato il 3 febbraio 2018 alle 5:56 in Iran Medio Oriente

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La guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Seyed Ali Khamenei, ha affermato che coloro che hanno creato lo Stato Islamico, ovvero gli Stati Uniti, hanno intenzione di fare rinascere l’organizzazione in Afghanistan.

In occasione di una sessione religiosa, che si è tenuta martedì 30 gennaio, l’Ayatollah Khamenei ha dichiarato: “Le stesse mani che hanno creato l’ISIS per utilizzarlo come strumento di oppressione e crimine contro il popolo della Siria e dell’Iraq adesso, dopo aver affrontato la sconfitta nelle regioni, stanno cercando di ricollocare l’ISIS in Afghanistan”. Stando alle affermazioni della guida suprema dell’Iran, i recenti attacchi terroristici che hanno colpito il Paese sarebbero una prova dell’inizio di tale piano.

Nel discorso, l’Ayatollah Khamenei ha sottolineato che il governo di Washington si cela dietro la nascita dell’ISIS nella regione e ha affermato che, facendo rinascere l’ISIS in Afghanistan, gli Stati Uniti mirerebbero a “legittimare la loro presenza nella regione e a garantire la sicurezza del regime sionista di Israele”. Di conseguenza, gli Stati Uniti sarebbero il principale fattore di instabilità in Afghanistan, sottolineando che tutte le uccisioni che sono avvenute negli ultimi 20 anni in nome della religione sarebbero direttamente o indirettamente collegate a Washington.

L’ultimo attentato terroristico che ha colpito l’Afghanistan si è verificato il 29 gennaio, quando 5 militanti dell’ISIS avevano attaccato l’accademia militare Marshal Fahim Military University di Kabul, causando la morte di 11 soldati e il ferimento di altri 10. Precedentemente, il 23 gennaio, i terroristi avevano preso d’assalto l’ufficio di Save the Children, a Jalalabad, nella provincia di Nangarhar, al confine con il Pakistan, causando la morte di 40 persone e il ferimento di altre 12.

In seguito alle progressive sconfitte dell’ISIS in Siria e in Iraq, al fine di far fronte alla minaccia terroristica in Afghanistan, il 21 agosto 2017, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva annunciato nuove iniziative volte a stabilizzare il Paese e ad annientare le attività dei gruppi armati. In questo contesto, le truppe americane nel territorio sono aumentate da 11.000 a 15.000 e si sono intensificati i raid aerei degli Stati Uniti, mirati a combattere sia i talebani sia i militanti dell’ISIS. Il 21 novembre 2017, la CNN aveva reso noto che, nel solo mese di ottobre 2017, gli USA avevano sganciato 653 bombe e missili in Afghanistan, segnando un netto aumento rispetto alle 203 munizioni utilizzate lo stesso mese nel 2016. Si era trattato del record di armi utilizzate contro i terroristi dell’area dal 2012 a oggi. All’epoca, erano presenti sul suolo afghano 100,000 truppe, mentre oggi ce ne sono 14,000.

Dal 2015, l’Afghanistan è minacciato dalla Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nella regione che compie continui attentati contro le forze di sicurezza e le minoranze sciite locali.  Stando a quanto affermato dal generale John W. Nicholson Jr., ufficiale americano e comandante della NATO in Afghanistan, i confini con il Pakistan sarebbero l’area più propizia per i terroristi dell’ISIS, in quanto poco controllati. Il distretto di Khogyani, nella provincia di Nangarhar, nell’est del Paese, in particolare, è l’area dove attualmente si concentra il maggior numero di militanti dell’ISIS.

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Traduzione dall’ainglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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