Human Rights Watch: guardie di frontiera turche sparano ai rifugiati siriani

Pubblicato il 3 febbraio 2018 alle 15:52 in Siria Turchia

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La Human Rights Watch ha reso noto che le guardie turche al confine con la Siria sparano indiscriminatamente ai richiedenti asilo che tentano di entrare in Turchia.

Nella giornata di sabato 3 febbraio, la Human Rights Watch – organizzazione umanitaria con base a New York – ha reso noto che la Turchia sta utilizzando la violenza nel respingimento dei richiedenti asilo. Sono molti i siriani che fuggono dalle violenze esacerbate nella provincia nordoccidentale di Idlib per cercare riparo al confine con la Turchia, la quale al momento accoglie esclusivamente feriti che versano in condizioni critiche. Stando al resoconto di Lama Fakih, vicedirettore responsabile del dipartimento mediorientale della Human Rights Watch, i siriani che si avvicinano alla frontiera turca vengono respinti con la violenza e con l’uso di proiettili. Fakih ha allertato che, siccome i combattimenti a Idlib e ad Afrin hanno causato l’ennesimo sfollamento di civili siriani, il numero di rifugiati intrappolati al confine con la Turchia e decisi a mettere a repentaglio la vita pur di essere accolti è destinato ad aumentare.

Tredici dei sedici rifugiati siriani con cui la Human Rights Watch ha parlato hanno accusato le guardie di frontiera turche di aver fatto fuoco nella loro direzione e verso altri gruppi di sfollati mentre tentavano di attraversare il confine e si trovavano ancora nel versante siriano. Stando alle loro testimonianze, nella sparatoria sono state uccise 10 persone tra cui un bambino, e molte altre sono state ferite. Nel documento dell’organizzazione umanitaria si legge peraltro che l’ospitalità generosamente concessa dalla Turchia a un vasto numero di siriani non assolve il Paese dal sottrarsi alla responsabilità di aiutare chi cerca tutela e protezione lungo il confine turco, e si chiede al governo nazionale di stabilire standard istruttori affinché le guardie di frontiera poste a ogni valico non facciano mai ricorso alla violenza nei confronti degli sfollati.

L’organizzazione ha infine citato i dati divulgati dall’Onu in merito al numero di sfollati siriani al confine con la Turchia nell’arco temporale compreso tra il 15 dicembre 2017 e il 15 gennaio 2018; in questo lasso di tempo i richiedenti asilo registrati come sfollati dalle Nazioni Unite ammonta a 247mila.

Ibrahim Kalin, il portavoce del presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha riferito ai giornalisti di ritenere altamente improbabile l’ipotesi che i soldati turchi sparino ai rifugiati di guerra siriani, ma che in ogni caso il governo analizzerà il documento redatto dall’ente umanitario. Il portavoce presidenziale ha inoltre chiarito che i soldati turchi sono stati dispiegati al confine perché specificamente incaricati di proteggere i rifugiati, senza fare distinzioni di religione o provenienza, siano essi curdi, arabi, cristiani o musulmani. Riguardo le presunte sparatorie, egli ha manifestato l’ipotesi che si possa essere trattato di un incidente isolato, e ha altresì ricordato che Ankara porta avanti una politica di accoglienza fin dall’inizio della guerra civile siriana, scoppiata il 15 marzo 2011. Da quella data in poi, il Paese ha finora accolto 3 milioni e mezzo di rifugiati siriani, ed è il Paese che ha accolto il maggior numero di richiedenti asilo provenienti dalla Siria, garantendo a molti di loro uno stato di protezione temporanea in aggiunta a beni e servizi di prima necessità, tra cui cure mediche e istruzione.

Di recente, le forze armate siriane si sono ulteriormente addentrate nella provincia di Idlib, che è in mano ai ribelli, e sabato 20 gennaio 2018 la Turchia ha dato il via a un’offensiva militare diretta contro i combattenti curdi delle Unità di Protezione Popolare (YPG) nel vicino distretto di Afrin.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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