Erdogan: “l’operazione militare ad Afrin sta per terminare”

Pubblicato il 3 febbraio 2018 alle 19:28 in Siria Turchia

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Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha affermato che l’operazione militare nel distretto di Afrin, in Siria, sta per concludersi.

Il leader turco ha rilasciato la dichiarazione sabato 3 febbraio, dopo che le forze del suo Paese hanno acquisito il controllo del monte Darmark e del monte Barsia, ad Afrin. Secondo la parte turca, queste due zone sono di estrema importanza, poiché si trovano in una posizione strategica per bombardare la città di confine di Kalis. Durante il suo discorso, Erdogan ha altresì dichiarato che le truppe turche si stanno avvicinando al centro della città di Afrin.

La settimana passata, il presidente aveva affermato di voler espandere l’operazione militare turca, denominata “Ramo d’olivo”, ad altre città settentrionali della Siria. “Continueremo a lottare finché non ci saranno più terroristi all’interno dei nostri confini” aveva dichiarato.

Il 16 gennaio, Erdogan aveva minacciato di colpire militarmente Afrin dopo che, domenica 14 gennaio, la coalizione internazionale, a guida americana, aveva annunciato di stare lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF), composta da 30 mila persone, la metà delle quali sarebbero state veterani della Syrian Democratic Forces (SDF). Ankara aveva definito tale programma “inaccettabile”, dal momento che il governo del Paese considera le Syrian Democratic Forces parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), che è illegale in Turchia.

Le forze di Ankara aveva cominciato a bombardare il distretto siriano di Afrin il 20 gennaio, colpendo i rifugi e i nascondigli usati dai tre gruppi nemici a maggioranza curda: il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, il Partito dell’Unione Democratica e l’Unità di Protezione Popolare. L’offensiva turca è stata scatenata poiché alcuni militanti curdi hanno sparato contro le postazioni dell’esercito turco all’interno dei confini nazionali. L’obiettivo della Turchia è quello di liberare la regione di frontiera di Afrin dal controllo dei curdi, che Erdogan ha definito “una minaccia alla sicurezza internazionale”.

Il 27 gennaio, la Turchia aveva reso noto che gli Stati Uniti avevano promesso che non avrebbero più armato l’Unità di Protezione Popolare. Washington aveva addestrato e fornito armi ai militanti curdi poiché avevano affiancato le forze statunitensi nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria.

Dall’inizio dell’Operazione Ramo d’Olivo, i curdi avevano incitato i civili ad armarsi e a unirsi nella lotta contro i turchi, per difendere il proprio territorio. In un secondo momento, i militanti avevano richiesto l’intervento del governo siriano per respingere le forze turche dal distretto di Afrin. I curdi avevano richiesto al regime di fare il proprio dovere, in quanto l’attacco nella zona era stato annunciato ufficialmente e nulla era stato fatto per contrastarlo. Il presidente siriano, Bashar al-Assad, aveva condannato la campagna militare turca definendola “parte del supporto di Ankara nei confronti dei gruppi estremisti”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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