Cina: migliaia di uiguri detenuti in “campi di rieducazione politica”

Pubblicato il 3 febbraio 2018 alle 12:33 in Asia Cina

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Migliaia di uiguri musulmani sono attualmente detenuti in quelli che la Cina ha definito “campi di rieducazione politica”, nella regione occidentale del Xinjiang.

Omer Kanat, il presidente del comitato esecutivo del World Uyghur Congress, un gruppo di supporto alla diaspora del popolo, ha spiegato che per ogni famiglia appartenente alla minoranza etnica degli uiguri, almeno 3 o 4 persone sono state portate via e che nei villaggi non ci sono più uomini per strada, ma solamente donne e bambini.

Gli uiguri sono un’etnia turcofona di religione islamica che occupa il 46% della provincia nord-occidentale cinese del Xinjiang. Sin dagli anni ’90, i membri dell’etnia avevano avviato un’attività indipendentista, che tuttavia è sempre stata respinta dalla Repubblica Popolare Cinese. Ultimamente, il governo del Paese ha altresì attuato azioni di soppressione culturale, repressione religiosa e discriminazioni contro la popolazione.

Secondo un funzionario di sicurezza rimasto anonimo, il numero di uiguri confinati nei campi ammonta a 120 mila persone solo nella prefettura di Kashgar, nella parte nordoccidentale della regione. Da aprile 2017, i membri dell’etnia accusati di sostenere posizioni estremiste e politicamente errate sono stati incarcerati o trasferiti in campi rieducativi in tutto il Xinjiang.

Il numero degli arresti degli uiguri è aumentato a ottobre 2017, in concomitanza con il XIX Congresso del Partito Comunista cinese a Pechino, e i campi rieducativi si sono riempiti di persone, costretti a vivere in condizione squallide. Un impiegato del governo locale, Erkin Bawdun, ha dichiarato che le strutture sono sovraffollate e i detenuti costretti vivere in situazioni pessime, dormendo senza cuscini in letti piccolissimi e obbligati a utilizzare abiti senza bottoni, chiusure lampo, cinture, lacci di scarpe e, in alcuni casi, privati anche della biancheria intima. Secondo quanto riportato da Bawdun, alcuni detenuti sono stati visti camminare scalzi, nonostante le temperature arrivino anche a -10 gradi.

Il governo cinese sta portando avanti una campagna in Xinjiang contro quelle che sono state definite le forze di “terrorismo, separatismo ed estremismo religioso”. Diversi gruppi per i diritti umani hanno spiegato che tutte le persone che, secondo le autorità, potrebbero essere state influenzate dall’estremismo islamico, vengono sottoposte a una sorta di “lavaggio del cervello” all’interno dei campi. I detenuti sono costretti a elogiare il Partito Comunista, imparare il cinese mandarino, studiare il pensiero dell’attuale presidente cinese, Xi Jinping, e confessare le loro “trasgressioni”, quali ad esempio pregare in una moschea o viaggiare all’estero. La ricercatrice senior per la Cina di Human Rights Watch, Maya Wang, d’istanza a Hong Kong, ha dichiarato che tutto ciò è totalmente illegale. Inoltre, le autorità non forniscono alcun documento ufficiale alle famiglie e non viene definita la durata del periodo di detenzione. La Wang aveva pubblicato un resoconto dettagliato sulla questione degli uiguri a settembre 2017, chiedendo al governo di Pechino di liberare tutti i detenuti.

La CNN ha dichiarato che le autorità del Xinjiang non hanno risposto alle richieste di ulteriori informazioni, ma i media del Paese hanno spiegato che questi campi sono efficaci per le attività di de-radicalizzazione. In quest’ottica, nel 2017 la regione ha approvato una legge contro l’estremismo, vietando la barba lunga, il velo in pubblico e la possibilità di far studiare a casa i propri figli, scatenando nuove proteste da parte dei gruppi per i diritti umani mondiali, tra le quali Amnesty International.

Per contrastare la crescita del movimento indipendentista uiguro, il governo cinese aveva iniziato a inviare persone di etnia Han, che rappresentano la maggioranza del Paese, nella regione del Xinjiang. Questa decisione, tuttavia, ha peggiorato le tensioni nell’area, nonostante il governo abbia garantito di rispettare i diritti e gli interessi di ogni etnia, vietando discriminazioni e oppressioni contro qualsiasi minoranza. Tuttavia, secondo Rebiya Kadeer, l’ex leader del World Uyghur Congress, da tempo in esilio, le reali intenzioni del governo cinese riguardano l’eliminazione il gruppo etnico degli uiguri. “La repressione religiosa, le restrizioni culturali e il divieto di utilizzare la lingua uigura faranno sì che il popolo lotti in modo ancora più risoluto per mantenere la propria identità” aveva aggiunto Kadeer.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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