Cile: il Papa decide di indagare sugli abusi sui minori

Pubblicato il 3 febbraio 2018 alle 6:03 in America Latina Cile

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L’evidente insoddisfazione causata in Cile dalle dichiarazioni del papa Francesco l’ultimo giorno della sua recente visita ha causato una totale inversione della politica del Vaticano riguardo agli abusi sessuali su minori che hanno coinvolto la chiesa del paese andino. Il 30 gennaio scorso è stata resa nota la decisione del pontefice di inviare un pubblico ministero investigatore a Santiago. 

L’arcivescovo di Malta, monsignor Charles J. Scicluna, deputato a indagare sui delitti più gravi commessi dentro la Chiesa, giungerà nel paese latinoamericano in data ancora da determinare, secondo quanto ha confermato la Conferenza Episcopale del Cile. 

In un comunicato letto dal portavoce della Conferenza Episcopale, Jaime Coiro, è stata confermata la notizia che Scicluna andrà ad indagare sulle accuse di occultamento di abusi sessuali da parte del vescovo Juan Barros, vescovo di Osorno.

Precisamente, papa Francesco aveva manifestato il suo totale appoggio al vescovo di Osorno, città del sud cileno, durante il suo recente viaggio nel paese ed è arrivato a qualificare come “calunnie senza nessuna prova” le segnalazioni contro Barros, accusato di aver nascosto le prove contro padre Fernando Karadima, accusato di aver avuto relazioni con adolescenti della buona borghesia di Santiago.

Tuttavia, già durante il volo di ritorno a Roma dal Perù, apparentemente informato delle ripercussioni negative in Cile ai suoi commenti, ha fatto il primo passo di rettifica nell’ammettere che aveva voluto dire “evidenza” e non “prova”.  

A proposito di alcune informazioni recenti sul vescovo cileno, il pontefice ha disposto di inviare l’arcivescovo di Malta, “per ascoltare quelli che hanno manifestato la volontà di fare conoscere elementi che possiedono sul religioso”.   

Intervistato dall’agenzia di stampa cubana Prensa Latina, Coiro ha sottolineato che la Conferenza Episcopale non ha la facoltà di chiedere al vescovo Barros di farsi da parte finché dura il processo, benché “fraternamente” i suoi colleghi possano suggerirglielo.  

È un processo che sarà aperto a tutte le persone che vogliano offrire testimonianze, ed avrà accesso ai processi giudiziali anticipati nel terreno civile, ha sottolineato monsignor Coiro.  

L’arcivescovo di Malta è il pubblico ministero del tribunale della Congregazione per la Dottrina della Fede, addetto ad investigare i “delicta graviora”, cioè, i crimini che la Chiesa considera più gravi, commessi contro l’eucaristia.  

Francesco aveva dichiarato durante il suo viaggio in Cile “il giorno che mi portino una prova, allora parlerò”. Dinanzi alle pressioni della chiesa e della società cilena il sommo pontefice ha fatto marcia indietro.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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