“È finita”: i messaggi di Puigdemont scuotono la Catalogna

Pubblicato il 2 febbraio 2018 alle 6:09 in Europa Spagna

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“È finita”; “Stiamo vivendo di nuovo gli ultimi giorni di una Catalogna repubblicana”; “Il piano della Moncloa trionfa”; “I nostri ci hanno sacrificati, almeno a me”. 

Sono i messaggi che Carles Puigdemont ha inviato, privatamente, a Toni Comín, ex assessore alla sanità della Generalitat presieduta da Puigdemont stesso. Messaggi che, ripresi dalle telecamere, si sono trasformati in un vero e proprio terremoto politico e mediatico.

A riprendere il cellulare di Comín durante un atto politico a Lovanio, in Belgio, è stato Luis Navarro, inviato del talk-show El programa de Ana Rosa della TV spagnola Telecinco. Navarro ha spiegato che Comín non ha fatto altro che controllare messaggi sul cellulare per tutta la durata dell’evento, suscitando la curiosità dei giornalisti che si trovavano giusto alle sue spalle. 

Lo sfogo, personale e politico, di Carles Puigdemont è diventato così di dominio pubblico, mentre si apre il dibattito sulla legalità o meno della diffusione dei messaggi.

Il contenuto è radicalmente opposto a quanto dichiara pubblicamente l’ex presidente catalano tutti i giorni ormai da un mese, e cioè che l’unico presidente possibile per la Catalogna è lui, che il fronte indipendentista è compatto e che resiste all’offensiva dello stato spagnolo.

“Sono umano e ci sono momenti in cui ho dei dubbi – si è giustificato su twitter Carles Puigdemont – ma sono anche il Presidente e non indietreggerò mai”. Puigdemont ha sottolineato inoltre che, come giornalista (professione che esercitava prima di entrare in politica) “ho sempre saputo che ci sono limiti che non devono essere superati, tra cui la privacy”.

I messaggi del leader indipendentista, tuttavia, non solo manifestano lo stato d’animo dell’uomo, ma rendono patente quanto la frattura tra Junts per Catalunya e Sinistra repubblicana di Catalogna (ERC) sia grave. 

A causare lo sconforto di Puigdemont, infatti, è stata la decisione del presidente del parlamento di Barcellona, Roger Torrent, in quota ERC, di sospendere l’investitura e rinviare il dibattito, che l’avvocatura del parlamento e la Corte costituzionale spagnola pretendono si faccia in presenza di Puigdemont.

La decisione di Torrent ha suscitato una ridda di commenti e indiscrezioni, non ultima la pressione che ERC esercita sull’alleato di centro-destra affinché scelga un altro candidato presidente per uscire dall’impasse.

Non solo, in ampi settori dell’indipendentismo si fa sempre più strada l’opzione di soprassedere sulla proclamazione della repubblica e di trovare un modus vivendi con lo stato centrale, al fine di garantire un governo regionale alla Catalogna. A questo punto non si esclude nemmeno un ritorno alle urne nei prossimi mesi, come ventilato dai sostenitori del presidente deposto ad ottobre.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

di Redazione

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