Turchia: l’operazione Ramo d’Olivo colpisce l’Iraq

Pubblicato il 1 febbraio 2018 alle 17:42 in Iraq Turchia

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Almeno 49 “terroristi del PKK”, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, sono stati “neutralizzati” in due raid aerei, che hanno colpito il nord dell’Iraq, secondo quanto riferito dall’esercito turco.

In un comunicato ufficiale, emanato giovedì 1 febbraio, lo Stato Maggiore turco ha dichiarato che, lunedì 29 gennaio, due attacchi aerei avrebbero colpito il territorio settentrionale dell’Iraq, “neutralizzando 49 “terroristi del PKK”, un partito politico e paramilitare curdo attivo in Turchia e nel nord dell’Iraq e ritenuto illegale da Ankara. I militari turchi utilizzano il termine “neutralizzato” per indicare l’uccisione, la cattura o il ferimento dei nemici.

Si tratta del secondo attacco aereo turco nel territorio iracheno in una settimana. Il 23 gennaio, la Turchia aveva lanciato raid nel nord del Paese contro alcuni soldati curdi, che erano stati accusati di stare preparando un attacco al confine con la Turchia.

Le operazioni di Ankara nel territorio iracheno si svolgono nel contesto di un accordo tra Iraq e Turchia, mirato a contrastare i membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nel territorio iracheno. Il 21 gennaio, in occasione di un incontro tra il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, il primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, e il ministro degli Esteri, Ibrahim Al-Jafaari, Ankara e Baghdad avevano intrapreso le negoziazioni per condurre un’operazione congiunta mirata a contrastare la presenza dei membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nel distretto di Sinjar, situato nel nord dell’Iraq, al confine con la Siria. Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) sarebbe particolarmente attivo nel territorio settentrionale dell’Iraq, ma, recentemente, avrebbe rafforzato la sua presenza anche al confine con la Siria, al fine di sostenere le postazioni delle People’s Protection Units (YPG), situate nel nord del Paese, dove i curdi controllano circa un quarto del Paese, grazie alla collaborazione con gli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico.

Stando a quanto riferito dal quotidiano turco Hurriyet Daily News, i due attacchi turchi nel territorio iracheno sarebbero stati condotti all’interno dell’operazione Ramo d’Olivo, che era stata lanciata il 20 gennaio nel distretto di Afrin, situato nel nord della Siria, al confine con la Turchia, al fine di liberare il distretto di Afrin dal terrorismo e di creare, all’interno del territorio siriano, una “zona sicura” della profondità di 30 km. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva minacciato di colpire militarmente Afrin dopo che, domenica 14 gennaio, la coalizione internazionale, a guida americana, aveva annunciato di stare lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF), composta da 30 mila persone, la metà delle quali sarebbero state veterani della Syrian Democratic Forces (SDF). Ankara aveva definito tale programma “inaccettabile”, dal momento che la Turchia considera le Syrian Democratic Forces parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK).

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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