Israele: Eni, Total e Novatek si ritirino dalla gara d’appalto libanese

Pubblicato il 1 febbraio 2018 alle 10:05 in Israele Libano

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Israele ha definito “molto provocatoria” una gara d’appalto, che il Libano aveva indetto per iniziare le esplorazioni volte alla ricerca di gas e petrolio offshore nelle acque di confine con Israele e ha esortato le aziende internazionali a non partecipare alla gara.

Mercoledì 31 gennaio, in occasione di una conferenza internazionale sulla sicurezza, che si è tenuta presso il think tank INSS, dell’Università di Tel Aviv, il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, ha dichiarato: “Quando pubblicano una gara d’appalto in merito a un giacimento di gas, che include il blocco 9, che è nostro sotto ogni punto di vista, si tratta di un comportamento molto, molto provocatorio”. Lieberman ha aggiunto: “Secondo me, le aziende rispettabili, che hanno partecipato alla gara d’appalto, stanno facendo un grave errore, dal momento che ciò è contrario a tutte le regole e al protocollo che si usa in questi casi”.

Il 14 dicembre 2017, il ministro dell’Acqua e dell’Energia libanese, Cesar Abi Khalil, aveva annunciato che un consorzio, formato da 3 società petrolifere, ovvero l’azienda italiana Eni, quella francese Total e quella russa Novatek, aveva vinto una gara d’appalto per iniziare le esplorazioni volte alla ricerca di gas e petrolio offshore. Stando alle informazioni riferite dall’agenzia di stampa Reuters, le 3 società dovrebbero firmare i contratti il 9 febbraio, dando così il via alle. Secondo quanto stabilito dagli accordi, le 3 compagnie dovrebbero iniziare le esplorazioni nel 2018, all’interno dei blocchi 4 e 9. Prima di iniziare i lavori, nel corso del 2018, il consorzio svolgerà alcune attività di ricerca e sondaggi della costa libanese. La fase di esplorazione durerà fino a 5 anni ed è prevista la possibilità di estensione per il periodo di un anno, secondo quanto riferito dalla Lebanese Petroleum Administration, l’organo statale che si occupa di gestire il settore offshore. 

Le affermazioni del ministro israeliano si riferiscono al fatto che il blocco 9, uno di quelli in cui verranno effettuate le esplorazioni, viene rivendicato sia da Israele sia dal Libano, dal momento che si trova al confine tra le acque territoriali dei due Paesi, che non è nettamente definito. Tra Israele e il Libano è in corso una diatriba in merito alla definizione dei confini, questione sulla quale i due Paesi non hanno mai trovato un accordo. Al momento, entrambi gli Stati si sono impegnati a rispettare un cessate il fuoco lungo la cosiddetta Linea Blu, una demarcazione del confine stabilita dalle Nazioni Unite il 7 giugno 2000, dopo che le truppe israeliane si erano ritirate dal territorio libanese in seguito alla fine del Conflitto del Libano meridionale, svoltosi tra il 1982 e il 2000. 

Nel marzo 2017, il Parlamento israeliano aveva proposto un progetto di legge che ridefiniva i confini marittimi con il Libano. Israele mirava ad annettere al territorio che si trova sotto la propria sovranità un’area marittima dell’estensione di 860 km quadrati, che si ritiene essere ricca di riserve di gas naturale e che fa parte delle zone marittime contestate. Il progetto di legge israeliano sarebbe stato proposto dopo che il Libano avrebbe spezzato lo status quo dei confini marittimi tra i due Paesi, indicendo una gara d’appalto per l’esplorazione volta alla ricerca di gas nell’area contestata. La disputa tra i due Paesi è in corso da anni e si è acuita nel 2011, quando Israele aveva annunciato di aver scoperto riserve di gas nell’area.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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