Unione Africana: 13.000 migranti rimpatriati dalla Libia in due mesi

Pubblicato il 31 gennaio 2018 alle 6:01 in Immigrazione Libia

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Dall’inizio del mese di dicembre a oggi sono stati rimpatriati dalla Libia più di 13.000 migranti. È quanto hanno reso noto i leader dell’Unione Africana nel corso del 30esimo summit ad Addis Abeba, tenutosi tre giorni fa. Nonostante tale cifra sia inferiore rispetto a quella prefissata dall’Unione, pari a 20.000, prevista per la metà di gennaio 2018, il presidente della commissione, Moussa Faki Mahamat, ha insistito che la campagna dei rimpatri è ancora in corso. “Al momento più di 13.000 persone sono state ricondotte nei Paesi di origine, ma tale numero aumenta tutti i giorni”, ha specificato Faki ai giornalisti.

Il 29 e il 30 novembre 2017, i leader dell’Unione Europea e Africana si sono riuniti ad Abidjan, in Costa d’Avorio, per affrontare la questione della crisi migratoria del Mediterraneo, ponendo particolare attenzione sulle condizioni dei migranti africani che sono costretti in “prigioni” in Libia, dove subiscono continui abusi e torture. Lo scorso 14 novembre, la CNN aveva pubblicato un video in cui mostrava migranti che venivano venduti all’asta come schiavi, poco lontano da Tripoli, a 400 dollari. Alla luce di ciò, l’Unione Africana e gli ufficiali dell’Onu hanno annunciato la creazione di una task force per gestire la situazione dei migranti nel Paese nordafricano, che collaborerà a stretto contatto con le autorità di Tripoli per raggiungere tre obiettivi. Il primo è quello di proteggere e salvare le vite dei migranti e dei rifugiati lungo le rotte migratorie, il secondo è l’acceleramento dei rimpatri volontari e, il terzo, è il ricollocamento di coloro che necessitano di protezione internazionale. Tali iniziative, ad avviso della comunità internazionale, contribuiranno anche a smantellare i traffici illegali. Tra le fine di novembre e l’inizio di dicembre 2017, alcuni Paesi che si sono mossi per velocizzare le procedure di rimpatrio. 

La situazione in Libia è degenerata in seguito al rovesciamento del regime del dittatore Muammar Gheddafi, nell’ottobre 2011. Da allora, il Paese nordafricano non è mai riuscito a compiere una transizione democratica e, ancora oggi, è diviso in due governi: il primo a Tripoli, sotto l’influenza degli Stati Uniti e dell’Italia; il secondo a Tobruk, sotto l’influenza della Russia e dell’Egitto. I trafficanti di esseri umani, ormai da anni, stanno traendo vantaggio da questa situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. Secondo le registrazioni effettuare dall’IOM, sono più di 400.000 i migranti rinchiusi nei centri di detenzione in Libia, anche se è stato stimato che siano complessivamente 700.000. In tali luoghi, gli individui sono costretti a vivere in condizioni precarie, senza abbastanza cibo, acqua e altri beni di prima necessità. Molti centri sono talmente affollati che i migranti non hanno spazio nemmeno per sdraiarsi. Inoltre, sono sistematicamente sottoporti a torture e abusi, che non vengono risparmiati nemmeno alle donne e ai minori.

L’autorità anti-immigrazione illegale libica ha reso noto che è stato chiuso un centro di detenzione dei migranti presso Al-Khuma, ad est di Tripoli, spedendo i migranti che erano al suo interno in altre struttura in Libia. Secondo quanto riportato dal quotidiano libico, Libya Observer, le autorità hanno obbligato i militanti che gestivano il centro a consegnare le armi e le munizioni.

Data la grave situazione umanitaria in cui versano non solo i migranti, ma anche gran parte degli abitanti del Paese nordafricano, la UNSMIL, la missione dell’Onu in Libia, ha lanciato un appello per raccogliere 3131 milioni di dollari che andranno a far parte del Piano di Risposta Umanitaria previsto per il 2018, in supporto a milioni di cittadini e migranti bisognosi presenti nel Paese. Tale piano ha tre obiettivi chiave: proteggere i diritti delle persone, garantire l’accesso ai beni di prima necessità agli individui più vulnerabili e rafforzare la risposta umanitaria. I gruppi a cui verranno indirizzati gli aiuti comprendono gli sfollati interni, i rimpatriati, i migranti, i rifugiati e i richiedenti asilo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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