Trump: primo discorso sullo stato dell’Unione

Pubblicato il 31 gennaio 2018 alle 10:21 in USA e Canada

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Martedì 30 gennaio, il presidente americano, Donald Trump, ha tenuto il suo primo discorso sullo stato dell’Unione al Congresso, esortando i legislatori a raggiungere compromessi bipartitici, pur mantenendo una linea dura nei confronti dell’immigrazione. L’intervento, durato 80 minuti, è stato definito dalla CNN uno dei discorsi più lunghi della storia sullo stato dell’Unione. Secondo quanto riferito da Reuters, Trump ha cercato di chiarire i dubbi sulla sua presidenza, in un momento in cui è alle prese con le accuse in merito alla questione del Russiagate e con una popolarità molto bassa.

Il presidente ha affrontato diverse questioni nel corso del discorso, tra cui la crescita dell’occupazione, la riforma fiscale, le infrastrutture, la riforma dell’immigrazione e la sicurezza nazionale. In particolare, Trump ha sottolineato che, dopo le elezioni, sono stati creati più di 2,4 milioni di nuovi posti di lavoro e che le richieste di disoccupazione hanno raggiunto un minimo di 45 anni. Il presidente si è altresì congratulato con sé stesso e con il Congresso per aver approvato una massiccia revisione fiscale, che è stata tuttavia criticata dai democratici e dai gruppi difensori dei diritti umani, i quali sostengono che questa abbia beneficiato soltanto i ricchi, aumentando le tasse per le famiglie della classe media.

In merito all’immigrazione, Trump ha esortato nuovamente il Congresso a varare un pacchetto di riforme che includa la creazione di “un percorso verso la cittadinanza per i Dreamers”, ovvero quelle persone prive di documenti che sono state portate negli Stati Uniti da bambini sotto il programma Deferred Action for Childhood Arrivals (DACA), e che preveda la costruzione di un muro al confine tra Stati Uniti e Messico. Il presidente ha aggiunto di voler fermare quella che lui chiama “immigrazione a catena”, ovvero l’immigrazione basata sui legami familiari, definizione che i democratici hanno chiamato “inutile e razzista”. L’immigrazione, e in particolare il DACA, è stato al centro dei tre giorni di shutdown del governo americano, dal 20 al 23 gennaio. Il blocco è iniziato in quanto i repubblicani e Trump si sono rifiutati di estendere la protezione del DACA, di cui usufruiscono 800.000 persone, a migliaia di giovani immigrati, come proposto dai democratici che, in reazione, si sono opposti al passaggio della proposta di legge per finanziare il bilancio del governo fino all’8 febbraio 2018. Lo shutdown è terminato la notte tra il 22 e il 23 gennaio, quando il presidente Trump ha firmato la misura approvata da Repubblicani e Democratici, che prolungherà i finanziamenti per il Programma di Assicurazione Sanitaria per Bambini (CHIP) per sei anni, e che prevederà l’organizzazione di votazioni sulla questione del Programma per i Sognatori nelle prossime settimane.

Nell’ultima parte del discorso, Trump ha fatto riferimento alla politica estera portata avanti dalla sua amministrazione, affermando di essere orgoglioso di poter riferire che la coalizione internazionale a guida americana contro l’ISIS ha liberato quasi il 100% del territorio controllato dai terroristi in Iraq. Il presidente ha altresì denunciato il carattere “depravato” della leadership nordcoreana, riferendo che lo sviluppo sfrontato da parte di Pyongyang del proprio programma nucleare e missilistico potrebbe minacciare davvero il territorio statunitense molto presto. “Stiamo conducendo una campagna di massima pressione per evitare che ciò accada”, ha assicurato Trump. Il leader della Casa Bianca ha reso noto di aver firmato un ordine per tenere aperta la prigione militare a Guantanamo Bay, a Cuba, dove vengono internati i terroristi stranieri. L’ex presidente Barack Obama aveva promesso di chiudere la prigione, che è stata condannata più volte da gruppi difensori dei diritti umani, senza tuttavia riuscirvi. Riguardo all’Afghanistan, dove le truppe statunitensi stanno entrando nel 17esimo anno di occupazione, il presidente ha spiegato che, con la nuova strategia inaugurata lo scorso 21 agosto, le truppe, in collaborazione con le forze afghane, stanno conducendo operazioni per eliminare la minaccia terroristica, senza tuttavia rendere noti i piani precisi per non avvantaggiare i gruppi armati. In merito alla questione di Gerusalemme, che Trump ha riconosciuto come capitale di Israele il 6 dicembre 2017, il presidente ha chiesto al Congresso di adottare una legislazione che assicuri che l’assistenza americana risponda sempre agli interessi statunitensi, dal momento che diversi Paesi assistiti da Washington hanno votato contro la mossa del presidente in seno al Consiglio di sicurezza dell’Onu e in seno all’Assemblea Generale. Come sottolineato dal New York Times, Trump non ha fatto alcun riferimento alla Russia e alle indagini circa le presunte ingerenze di Mosca nella campagna elettorale a danno della candidata democratica, Hillary Clinton. Questa settimana, nonostante i democratici abbiano pregato il presidente di assumere una posizione più dura nei confronti del Cremlino, Trump si è rifiutato di farlo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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