Armi chimiche: nuove prove condannano il governo siriano

Pubblicato il 31 gennaio 2018 alle 6:01 in Medio Oriente Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Per la prima volta, test di laboratorio hanno dimostrato che esisterebbe un collegamento tra i magazzini di armi chimiche del governo siriano e l’attacco con gas sarin, che aveva colpito il Ghouta orientale il 21 agosto 2013, causando la morte di un numero di civili compreso tra 500 e 1.300.

Durante le analisi, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) ha confrontato i campioni, ottenuti dalla missione delle Nazioni Unite nell’area del Ghouta in seguito all’attacco chimico, con le armi, che erano state consegnate da Damasco nel 2014 affinché venissero distrutte.

Il governo siriano aveva rivelato per la prima volta di essere in possesso di armi chimiche nel luglio 2012, minacciando di utilizzarle in caso di operazioni militari da parte dei Paesi occidentali sul territorio siriano e non contro il proprio popolo. Nel settembre 2013, in seguito all’attacco contro il Ghouta orientale, gli Stati Uniti e il regime siriano, sostenuto dalla Russia, avevano raggiunto un accordo per eliminare le armi chimiche in Siria entro il 2014. In tale occasione, il governo siriano aveva accettato di eliminare il programma di armi chimiche e avrebbe dovuto distruggere le 1.300 tonnellate di precursori industriali, che, adesso, sarebbero state legate all’attacco chimico del Ghouta orientale. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, le indagini avrebbero altresì ottenuto prove che testimonierebbero l’esistenza di un programma di armi chimiche in Siria, che comprenderebbe l’uso di bombe al cloro e gas sarin.

Il 21 agosto 2013, un attacco con gas sarin aveva colpito l’area del Ghouta orientale, causando la morte di un numero di persone compreso tra 500 e 1.300. Si era trattato dell’attacco chimico più letale dagli anni ’80, secondo quanto riferito da Reuters. In tale occasione, l’opposizione siriana aveva accusato le forze del governo del presidente Bashar Al-Assad di celarsi dietro l’attacco, che sarebbe stato condotto attraverso il lancio di razzi che rilasciavano esalazioni mortali e che aveva ucciso i civili nel sonno.

L’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) ha altresì utilizzato campioni degli attacchi chimici con gas sarin che avevano colpito le città di Khan Sheikhoun, situata nel governatorato di Idlib, il 4 aprile 2017, e di Khan Al-Assal, nel governatorato di Aleppo, il 19 marzo 2013. Quest’ultimo attacco era stato il primo caso di attacco chimico in Siria dall’inizio della guerra civile. In merito all’analisi dei campioni, una fonte, che ha chiesto di rimanere anonima, a causa della delicatezza della questione, ha dichiarato: “Abbiamo confrontato Khan Sheikoun, Khan Al-Assal e il Ghouta. C’erano firme che corrispondevano in tutte e tre”.

Gli stessi test erano stati effettuati per la realizzazione di un report del Joint Investigative Mechanism (OPCW) delle Nazioni Unite, che era stato pubblicato il 26 ottobre 2017, il quale aveva attribuito al governo siriano la responsabilità dell’attacco chimico, che aveva colpito Khan Sheikhoun il 4 aprile 2017, causando la morte di 90 civili.

Il Joint Investigative Mechanism non ha espresso alcun commento sulla questione, mentre il governo siriano ha più volte negato di aver utilizzato le armi chimiche nel conflitto e ha condannato l’attacco contro il Ghouta orientale.

Il territorio del Ghouta, che costituisce una delle principali roccaforti dell’opposizione siriana, era stato posto sotto assedio dalle forze del regime nel dicembre 2012. Negli ultimi mesi le milizie fedeli a Bashar Al-Assad hanno stretto ancora di più l’assedio sul territorio, impedendo agli abitanti di ricevere cibo e medicine. Inoltre, numerosi gruppi armati che controllano la zona hanno reso difficoltoso il lavoro delle organizzazioni umanitarie. Tutto ciò ha causato la morte di un ingente numero di civili, tra i quali numerosi bambini. Il 27 ottobre, le Nazioni Unite avevano denunciato tale situazione, condannando le forze del regime siriano di Bashar Al-Assad, dal momento che l’assedio aveva costretto almeno 350 mila civili a morire a causa della mancanza di cibo. Tra queste persone, più di 1.100 bambini soffrono di gravi forme di malnutrizione e altre centinaia sono ad alto rischio, stando ai dati dell’UNICEF. In tale occasione, l’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite aveva descritto la condizione del Ghouta come “una chiara violazione del diritto internazionale umanitario” e “un crimine contro l’umanità e/o un crimine di guerra”.

Il 23 gennaio, i rappresentanti di 29 Paesi, tra i quali il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, si erano riuniti a Parigi per discutere le sanzioni da imporre ai responsabili degli attacchi chimici in Siria, dopo che due episodi di questo genere avevano colpito la città di Douma per due volte in poco più di una settimana. In tale occasione, il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, aveva dichiarato che il governo siriano starebbe utilizzando le armi chimiche contro il suo popolo e aveva accusato la Russia di averne la responsabilità ultima. Da parte sua, la Russia aveva respinto le accuse di Tillerson.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.