USA: non ritireremo le truppe da Manbij

Pubblicato il 30 gennaio 2018 alle 8:39 in Turchia USA e Canada

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Il generale Joseph Votel, comandante dello United States Central Command, ha dichiarato che le truppe americane non si ritireranno da Manbij, in quanto è una città molto strategica nel nord della Siria. Ciò significa, come ha spiegato la CNN, che i soldati statunitensi rischieranno di scontrarsi con l’esercito turco, se questo continuerà a sferrare offensive per eliminare i curdi dall’area, come promesso da Ankara.

Il distretto di Manbij, situato nel governatorao di Aleppo, vicino alla riva occidentale del fiume Eufrate, costituisce una postazione delle People’s Protection Units (YPG), considerate un alleato chiave dagli USA nella lotta contro l’ISIS, ma ritenute essere un’organizzazione terroristica pari al Kurdistan Worker’s party (PKK) dalla Turchia. Le autorità di Ankara hanno annunciato che Manbij sarà il prossimo obiettivo che colpiranno in seguito alla liberazione del distretto di Afrin dall’occupazione curda.

La mattina del 21 gennaio, le truppe di Ankara sono entrate ad Afrin, inaugurando l’operazione “Ramo d’Ulivo”, dopo aver effettuato bombardamenti e raid aerei contro le forze curde nella regione. Afrin costituisce uno dei tre territori, insieme all’Eufrate e a Jazira, che fanno parte dell’area sotto il controllo del governo autonomo curdo. Le tensioni tra gli Washington e Ankara in merito al sostegno americano alle YPG vanno avanti dalla primavera del 2017. Nonostante la Turchia avesse chiesto ripetutamente agli USA di non appoggiare più i curdi siriani, il 9 maggio 2017, Trump ha ordinato l’invio di armi alle milizie delle People’s Protection Units per combattere l’ISIS, facendo arrabbiare le autorità turche, le quali temono che tale equipaggiamento militare possa essere utilizzato contro la Turchia. Tuttavia, Washington ha sempre assicurato di monitorare il trasferimento delle armi per assicurare che ciò non accada. Sabato 27 gennaio, Ankara ha reso noto che il consigliere per la Sicurezza Nazionale americano, H.R. McMaster, in una telefonata con il portavoce del presidente turco, Ibrahim Kalin, ha dichiarato che gli Stati Uniti non forniranno più armi ai curdi siriani, anche se né il pentagono, né il Dipartimento di Stato americano hanno rilasciato commenti sulla questione.

Le dichiarazioni del generale Votel in merito a Manbij sono state rilasciate in occasione dei colloqui di pace per la Siria, che si tengono a Sochi, in Russia, il 29 gennaio. Al Congresso Nazionale per il dialogo siriano, che avrà una durata di 2 giorni, stanno perdendo parte più di 1.500 delegati del panorama politico siriano.

In seguito alla telefonata tra Trump e il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, avvenuta il 24 gennaio, sono emerse versioni contrastanti in merito alla conversazione tra i due capi di Stato. Mentre la Casa Bianca ha reso noto che il leader americano ha chiesto a Erdogan di arrestare l’incursione militare nel nord della Siria per evitare un conflitto tra i soldati statunitensi e turchi. I media turchi, al contrario, hanno smentito quanto affermato da Washington, riferendo che, durante la telefonata, Trump non aveva espresso una profonda preoccupazione circa la situazione di Afrin, chiedendo al presidente turco soltanto di evitare di estendere i combattimenti a Manbij, per via della presenza dei soldati statunitensi nella zona.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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