Il Gambia e i migranti rimpatriati dalla Libia

Pubblicato il 30 gennaio 2018 alle 11:44 in Gambia Immigrazione

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L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), insieme al governo del Gambia, ha facilitato il rimpatrio dalla Libia di 144 cittadini, 17 dei quali era stati rinchiusi presso il centro di detenzione di Trig al Seka. Tra di loro si contano anche 6 donne e un bambino. Una volta arrivati all’aeroporto internazionale di Banjul, le persone passano attraverso controlli medici e vengono assistite dallo staff dell’IOM, il quale effettua controlli e questionari sulle motivazioni della partenza dei migranti, delle loro condizioni di vita in Libia e il loro percorso per raggiungere il Paese nordafricano, con l’obiettivo di reintegrare nel migliore dei modi i cittadini all’interno della società gambiana. L’IOM Gambia fornisce altresì ad ogni rimpatriato una somma di 65 euro per coprire i bisogni immediati e i di trasporto fino alla loro destinazione finale.

Secondo quanto riferito da Reuters, nel 2017, sono stati circa 2.500 i cittadini del Gambia rimpatriati con l’aiuto dell’IOM. La maggior parte di loro proveniva dai centri di detenzione libici, dove rischiava ogni giorni di finire nel traffico di schiavi. L’emittente specifica che il numero sempre crescente di rimpatri costituisce una sfida importante per la stabilità del Paese dell’Africa occidentale. Il segretario permanente del Ministero dell’Interno di Banjul, Bulli Dibba, ha spiegato che “il Paese non è pronto ad accogliere tutte quelle persone”, in quanto le autorità sono già alle prese con problemi di sicurezza interna.

Il Gambia, uno dei Paesi più piccoli dell’Africa, confinante soltanto con il Senegal e l’Oceano Atlantico, è stato governato dal 1994 al 2016 dal dittatore Hyahya Jammeh, salito al potere con un colpo di Stato. Le elezioni del primo dicembre 2016 hanno portato ad una grave crisi costituzionale all’interno del Paese in quanto Adama Barrow, leader dell’opposizione e vincitore, è stato minacciato dal dittatore, disposto a ricorrere all’uso della forza militare pur di restare al potere. Per risolvere il conflitto, i Paesi dell’ECOWAS, quali Senegal, Nigeria, Ghana, Mali e Togo, hanno attuato l’operazione Restore Democracy, concedendo due giorni di tempo a Jammeh, per lasciare il Paese. Il 19 gennaio 2017, le truppe dell’ECOWAS sono entrate nella capitale del Gambia per garantire la sicurezza nazionale. Il 22 gennaio, infine, Jammeh è stato costretto all’esilio nella Guinea Equatoriale e Barrow, che si era rifugiati in Senegal per sfuggire alle minacce, è rientrati in Gambia, divenendo ufficialmente il presidente. A seguito dell’estradizione dell’ex dittatore, circa 45.000 cittadini gambiani, rifugiatisi in Senegal all’inizio del conflitto, sono rientrati in patria. Ne consegue che il Paese sta facendo i conti con un’economia debole, che fatica ad assorbire un numero sempre crescente di lavoratori.

Numerosi gambiani rimpatriati dalla Libia hanno riferito che non sarebbero voluti tornare a casa date le condizioni di povertà, ma non hanno avuto altra scelta, in quanto stavano rischiando di morire nelle prigioni libiche. Secondo alcuni esperti, c’è il rischio che tali individui possano decidere di migrare ancora, motivo per cui sono necessarie iniziative e riforme economiche per trattenerli in patria. Il capo dello Sterling Consortium, in istituto di formazione finanziato allo EU Trust Fund for Africa, Kebba Sillah, ritiene che l’Unione Europea dovrebbe incoraggiare nuovi business nei Paesi africani, e non limitarsi a mandare soldi.

Le operazioni di rimpatrio dalla Libia negli altri Paesi africani sono state avviate alla fine di novembre 2017, in seguito all’indignazione della comunità internazionale circa la condizione dei migranti africani in Libia, denunciata da un video della CNN, pubblicato il 14 novembre scorso, in cui vengono mostrati rifugiati che vengono venduti come schiavi all’asta, vicino a Tripoli. Subito dopo la diffusione del video, le Nazioni Unite hanno definito la collaborazione tra Unione Europea e Libia in ambito migratorio “orribile” e “disumana”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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