Egitto: l’opposizione boicotta le elezioni

Pubblicato il 29 gennaio 2018 alle 11:05 in Africa Egitto

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Alcuni leader dell’opposizione egiziana hanno esortato a boicottare le elezioni presidenziali che si terranno tra il 26 e il 28 marzo, definendole “una commedia”, a causa dell’ondata di repressione che ha allontanato tutti coloro che si erano candidati contro il presidente, Abdel Fattah Al-Sisi.

In un comunicato, emanato domenica 28 gennaio, il giorno precedente alla chiusura delle registrazioni dei candidati, l’opposizione egiziana ha dichiarato: “Esortiamo il nostro popolo a boicottare completamente queste elezioni e a non riconoscere i risultati che ne usciranno” e ha aggiunto che le politiche dello Stato starebbero aprendo la strada a estendere i limiti dei mandati presidenziali, “togliendo qualsiasi opportunità al trasferimento pacifico del potere”.

Secondo quanto riferito dal comitato elettorale, i candidati che vogliono concorrere alle elezioni di marzo dovranno registrarsi tra il 20 e il 29 gennaio, mentre la lista definitiva verrà annunciata il 20 febbraio.

Nei giorni scorsi, tutti i candidati alle elezioni si erano ritirati, lasciando Al-Sisi a concorrere contro un unico avversario, il parlamentare Mortada Mansour. L’ultimo episodio di questo genere si era verificato il 24 gennaio, quando l’avvocato egiziano, Khaled Ali, aveva annunciato ufficialmente che avrebbe ritirato la candidatura alle elezioni presidenziali, sottolineando che, al momento, in Egitto non ci sarebbero le condizioni per concorrere in maniera corretta alle elezioni. La decisione dell’avvocato era giunta il giorno successivo al ritiro del principale oppositore politico del presidente egiziano, l’ex capo di stato maggiore dell’esercito egiziano, il tenente generale Sami Anan, annunciato martedì 23 gennaio, dopo che l’uomo era stato arrestato in seguito alla presentazione della candidatura.

Domenica 28 gennaio, in un altro comunicato, uno degli oppositori politici di Al-Sisi, Mohamed Anwar Sadat, aveva chiesto ai leader dei partiti politici e ad alcuni personaggi pubblici di unirsi a lui in una marcia pacifica verso il palazzo presidenziale, per chiedere un incontro con il capo di Stato mirato a discutere la “transizione democratica” e l’ambiente mediatico repressivo.  Il 15 gennaio, Mohamed Anwar Al-Sadat, il nipote dell’ex presidente egiziano, Anwar Al-Sadat, aveva ritirato la propria candidatura, parlando di un ambiente di paura intorno al voto.

Lo stesso giorno, il partito Al-Nur, di orientamento salafita, costituito il 25 gennaio 2011, ha annunciato che sosterrà la candidatura di Al-Sisi alle prossime elezioni. In occasione di un discorso tenuto domenica 28 gennaio, il leader del partito, Yunes Makhion, ha dichiarato: “L’attuale presidente, Abdel fattah Al-Sisi è il più capace ad assumersi queste pesanti responsabilità e a portare la cooperazione tra tutte le istituzioni dello Stato, le forze armate, la polizia e il Parlamento” e ha aggiunto: “L’unità porterà alla stabilità e condurrà il Paese lontano da molti pericoli”.

Al-Sisi è giunto al potere il 3 luglio 2013, dopo aver rovesciato, con un colpo di stato, il governo del predecessore, Mohammed Morsi. L’anno successivo, il presidente si era candidato alle elezioni presidenziali e, l’8 giugno 2014, le aveva vinte con il 97% dei voti a suo favore, dopo essersi confrontato con un solo avversario, Hamdeen Sabahi. Il 24 gennaio, Al-Sisi aveva consegnato tutti i documenti necessari per candidarsi ufficialmente alle elezioni.  

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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