Australia: 3,8 miliardi di dollari per aumentare le esportazioni di armi

Pubblicato il 29 gennaio 2018 alle 12:24 in Asia Australia

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L’Australia vuole diventare uno dei primi 10 Paesi esportatori di armi al mondo.

A tal fine, il primo ministro, Malcolm Turnbull, ha annunciato che il governo fornirà prestiti del valore complessivo di 3,8 miliardi di dollari australiani, pari a 3,1 miliardi di dollari, ai produttori di attrezzature militari. Reuters riporta che, nel 2016, le autorità di Canberra avevano annunciato di voler aumentare la spesa per la difesa di 30 miliardi di dollari australiani, entro il 2021, attraverso l’acquisto di fregate, mezzi corazzati, caccia, droni e sottomarini, molti dei quali sarebbero dovuti essere prodotti direttamente dalle imprese locali. Dal momento che l’industria della difesa ha avuto difficoltà a ottenere prestiti da parte degli istituti di credito tradizionali, i quali si sono dimostrati riluttanti a finanziare la produzione di armamenti, il governo ha deciso di creare un pacchetto di 3,8 miliardi di dollari australiani per aiutare le società militari interessate a esportare all’estero.

“Al momento, l’Australia è il ventesimo Paese per esportazioni di armi al mondo ma, dato il volume del nostro budget, pari a 34,6 miliardi di dollari australiani annui, dovremmo essere ancora più in alto in tale scala”, ha affermato Turnbull in una conferenza stampa con i giornalisti a Sidney, aggiungendo che l’obiettivo è “salire al decimo posto”. Il ministro dell’industria della difesa, Christopher Pyne, ha specificato che l’Australia vorrebbe esportare armi negli Stati Uniti, in Canada, Gran Bretagna e in Nuova Zelanda.

La mossa del governo, spiega Reuters, mira a supportare l’economia locale, che sta attraversando un momento di difficoltà per via del basso tasso di crescita dei salari registrato. Nel 2017 l’Australia ha segnato un record nel numero dei nuovi posti di lavoro creati, anche se il suo settore manifatturiero ha subito una battuta d’arresto per via della fine della produzione di automobili. L’occupazione nel settore manifatturiero aveva raggiunto il picco a metà del 1989, pari a circa 1,17 milioni, ovvero il 15% dell’intera forza lavoro. Tale cifra si è ridotta a 877.000, pari al 7% percento, alla fine del 2017. Nonostante il Paese abbia creato un’ondata di nuovi posti di lavoro, le aziende non si sono dimostrate propense a pagare di più i dipendenti, lasciando la crescita dei salari vicino ai minimi storici.

I piani di espansione dell’Australia stanno andando di pari passo all’aumento della domanda globale di hardware militari, guidata dalla Cina e dal Medio Oriente, spingendo le agenzie umanitarie a criticare le autorità di Canberra per il rischio del peggioramento del rispetto dei diritti umani per la maggiore produzione di armi. Ad avviso di molti analisti, l’Australia avrebbe bisogno di espandere significativamente le vendite oltre i suoi partner asiatici tradizionali per raggiungere l’obiettivo prefissato. Il direttore del programma di sicurezza internazionale del think tank australiano, Lowy Institute, ha spiegato che, anche se ci sono alcune possibilità, sarà difficile che gli Stati Uniti mostrino un interesse spropositato per le armi australiane.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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