Yemen: scontri ad Aden dividono in fazioni gli alleati del Golfo

Pubblicato il 28 gennaio 2018 alle 17:07 in Medio Oriente Yemen

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Almeno 10 persone sono state uccise e altre 30 ferite a Aden durante un combattimento tra gruppi armati yemeniti, alleati dell’Arabia Saudita, e milizie legate agli Emirati Arabi Uniti.

Lo scontro è avvenuto nella giornata di domenica 28 gennaio, nella città yemenita meridionale di Aden. Secondo quanto riferito all’agenzia di stampa Reuters da fonti interne allo staff ospedaliero locale, sono almeno 10 i morti e oltre 30 i feriti di tale scontro. Le fonti avvertono che si tratta però solo di un bilancio iniziale, destinato ad aumentare. Alcuni testimoni hanno riferito a Reuters che, nel corso della giornata di domenica, sono stati schierati uomini armati nella maggior parte dei distretti di Aden. Inoltre, si è verificata una sparatoria con l’impiego massiccio di armi automatiche, e nel porto meridionale della città sono state udite e riportate ai media alcune esplosioni. Alcuni separatisti armati hanno altresì preso il controllo di una base militare fondamentale, insieme a numerosi altri edifici governativi, strappandoli al controllo dei soldati fedeli al presidente yemenita, Abd-Rabbu Mansour Hadi. A riferirlo all’agenzia di stampa sono stati i residenti locali; questi ultimi hanno inoltre raccontato che centinaia di dimostranti sostenitori dei separatisti del sud si sono riuniti in una delle piazze principali di Aden per protestare.
In questo contesto, il primo ministro yemenita, Ahmed bin Dagher, ha denunciato le mosse dei separatisti del sud come un tentativo di colpo di Stato, aggiungendo che la situazione si sta trasformando in un conflitto militare di vaste dimensioni, e affermando che ciò andrebbe enormemente a vantaggio degli Houthi e dell’Iran. Egli ha dunque inviato la coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita a intervenire. Ahmed Obeid bin Daghr si è altresì appellato ai Paesi arabi affinché salvaguardino il governo ad-interim del presidente, Abd-Rabbu Mansour Hadi, e proteggano la città di Aden, che rischia di cadere nelle mani dei separatisti meridionali. Infatti, questi ultimi hanno conquistato ampie porzioni della città nel corso degli scontri armati contro le forze governative, e a detta del premier si stanno preparando militarmente per scagliare un’offensiva contro il governo legittimo. Daghr ha infine ricordato che si tratta di una questione urgente e grave, e che non solo la coalizione araba, ma tutti gli arabi in quanto tali, sono chiamati ad agire quanto prima per salvare il Paese. Egli ha rimesso la salvaguardia del governo e la speranza in una risoluzione della questione nelle mani degli alleati arabi, e ha detto di sperare nell’aiuto degli Emirati Arabi Uniti.

Gli scontri di domenica 28 gennaio giungono allo scadere di un ultimatum imposto dai secessionisti, che richiedevano le dimissioni del governo yemenita. Infatti, i separatisti – anche detti Forze di Resistenza Meridionali – nel corso della settimana passata, hanno accusato il gabinetto di Hadi di corruzione e incapacità, chiedendo a chi ne fa parte di destituirsi.
Nella sera di sabato 27 gennaio, durante un discorso presso la base militare situata nella città di Marib, nello Yemen centrale, un alto consigliere militare del presidente Hadi, Mohammed Ali al-Miqdashi, ha affermato che qualunque segnale o principio di ribellione renderà i separatisti nemici nazionali a tutti gli effetti. Miqdashi ha spiegato che non c’è differenza tra gli Houthi e chiunque altro si ribellerà contro il governo legittimo, qualunque sia la sua ideologia politica o provenienza geografica; tutti i ribelli saranno considerati nemici, “siano essi di sinistra, di destra, del sud, o dell’est”.

Sebbene Hadi sia ancora in esilio in Arabia Saudita, la sua amministrazione controlla nominalmente circa quattro quindi del territorio yemenita, ma adesso i leader politici e militari ad Aden vogliono riportare in vita l’ex Stato indipendente dello Yemen del Sud.

L’evento di domenica 28 gennaio va ad acuire la frattura tra due fazioni che, in passato, sono state dalla stessa parte. Questo combattimento è considerato il più grave avvenuto finora tra i separatisti del Sud, sostenuti dagli Emirati Arabi Uniti, e le forze armate fedeli al governo situato in Arabia Saudita, e rischia di mettere in discussione lo sforzo bellico, in passato congiunto, contro il movimento Houthi, alleato dell’Iran, nella parte settentrionale dello Yemen. La campagna militare portata avanti nel confinante Stato yemenita, il Paese più povero e politicamente instabile della penisola araba, è finalizzata a inviare un messaggio decisivo di dura opposizione all’espansione iraniana all’interno dei territori yemeniti.

Lo Yemen è devastato da tre anni di conflitto interno, iniziato il 19 marzo 2015, e il combattimento tra le fazioni nel sud del Paese va ad aggravare la situazione di miseria diffusa in cui versa la sua popolazione.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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