Yemen: dopo il colera, epidemia di difterite

Pubblicato il 28 gennaio 2018 alle 6:08 in Medio Oriente Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Una nuova epidemia si sta diffondendo in Yemen, la difterite, una malattia tossinfettiva acuta e contagiosa, che era scomparsa dal Paese da almeno 25 anni. Si tratta della seconda epidemia che colpisce il paese dall’inizio della guerra civile, nel marzo 2015. La prima era stata quella di colera.

In merito alla diffusione del morbo, l’organizzazione umanitaria Save the Children ha espresso preoccupazione per migliaia di bambini yemeniti che sono a rischio di contrarre la malattia. In questo contesto, la coordinatrice sul campo dell’organizzazione per la città di Hodeidah, la dottoressa Mariam Aldogani, ha dichiarato che “la difterite è altamente contagiosa e, al momento, ci sono pochissimi aiuti per le famiglie che trasportano i figli per centinaia di miglia per raggiungerci” e ha aggiunto: “Arrivano troppo tardi e infettano le persone durante il tragitto”.

Aldigani ha riferito che la maggior parte degli yemeniti non è stata vaccinata contro la difterite e l’organizzazione non ha sufficienti scorte di vaccino per riuscire a far fronte all’epidemia. In tal senso, la dottoressa ha dichiarato: “Il blocco sta rendendo impossibile l’arrivo di specialisti, medicinali od oggetti come i ventilatori, necessari per mantenere in vita i bambini malati. Se non verrà effettuata un’operazione urgente oggi, non saremo in grado di fermare la diffusione della difterite”.

La Aldigani fa riferimento al fatto che, il 6 novembre 2017, la coalizione araba, a guida saudita, che combatte nella guerra civile dello Yemen a fianco del presidente Rabbo Mansour Had, deposto con un colpo di stato dagli Houthi, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale, aveva chiuso tutti gli accessi al Paese, via mare, via terra e via aerea, impedendo, in questo modo, l’arrivo degli aiuti umanitari e sanitari. Successivamente, il 20 dicembre, la coalizione ha annunciato che aprirà il porto di Hodeida, che si affaccia sul mar Rosso e costituisce la via d’accesso principale per gli aiuti umanitari, per il periodo di un mese, per consentire l’arrivo dei rifornimenti dei beni di prima necessità nel Paese.

Il blocco imposto dall’Arabia Saudita, nonostante la riapertura per il periodo di un mese, non ha fatto altro che peggiorare la situazione dello Yemen, già molto complessa a causa della mancanza di beni di prima necessità, che sta causando una grave carestia, e dalla diffusione delle malattie, prima fra tutte il colera che, secondo quanto riferito giovedì 21 dicembre dalla Croce Rossa, ha colpito 1 milione di persone. Inoltre, secondo le stime dell’associazione, al momento, in Yemen, più dell’80% della popolazione è stata privata di cibo e carburante e non ha accesso all’acqua potabile e alle cure sanitarie.

Fino a oggi, sono stati registrati circa 700 casi di difterite e 52 yemeniti, per la maggior parte bambini, sono morti a causa di questa malattia. Stando ai dati riportati da Save the Children, il 90% delle vittime sono giovani sotto i 15 anni. Contrarre la difterite può risultare fatale nel 5% dei casi e il rischio di contagio, attraverso il contatto fisico o la trasmissione aerea, è molto alto.

In merito alla questione è intervenuto anche il direttore di Save the Children in Yemen, Tamer Kirolos, il quale ha dichiarato: “Questo è un altro esempio di quanto sia devastante questa guerra. Un’epidemia di colera ha già infettato più di 1 milione di persone e ora assistiamo a un’altra epidemia di una malattia ancora più mortale. Si sarebbe potuto prevenire entrambe con servizi igienico-sanitari di base, assistenza sanitaria e vaccini”. Tamer ha aggiunto: “Bombardando gli ospedali e le cliniche e bloccando i rifornimenti di cui i bambini hanno bisogno per sopravvivere, le parti del conflitto stanno rendendo una situazione catastrofica ancora peggiore”.

Sabato 20 gennaio, le Nazioni Unite avevano presentato il piano di risposta umanitaria del 2018 per lo Yemen e avevano rivolto un appello alla comunità internazionale, affinché donasse 2,96 miliardi di dollari allo Yemen per fornire aiuti a 13,1 milioni di persone in tutto il Paese. Il giorno successivo, lunedì 22 gennaio, l’Arabia Saudita aveva annunciato che avrebbe inviato 1,5 miliardi di dollari allo Yemen e che avrebbe “guidato l’espansione di ulteriori porti” nel Paese per ricevere navi cargo e assistenza umanitaria, assicurare voli giornalieri di aerei cargo, che trasportano aiuti dall’Arabia Saudita al governatorato di Marib, e stabilire “corridoi di passaggio sicuri” per assicurare il trasporto di aiuti alle organizzazioni non governative che operano nel territorio dello Yemen.

Giovedì 25 gennaio, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha accolto favorevolmente la notizia dell’arrivo di 5 cisterne che trasportavano 180.000 litri di carburante nel porto di Marib, situato nel nord del Paese. Il carico, destinato alle strutture sanitarie, sarebbe giunto in Yemen mercoledì 24 gennaio, nel contesto dell’impegno della coalizione araba di facilitare le azioni umanitarie nel Paese. In questo contesto, Guterres ha dichiarato: “La coalizione si è impegnata a incrementare le spedizioni di carburante fino a 1 milione di litri alla settimana nelle prossime settimane” e ha aggiunto: “Accolgo favorevolmente anche la promessa dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti di sostenere gli aiuti umanitari in Yemen con 1 miliardo di dollari, oltre al loro impegno a ottenere ulteriori 500 milioni di dollari da parte di altri donatori nella regione”.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.