L’Uzbekistan e il terrorismo

Pubblicato il 28 gennaio 2018 alle 6:01 in Approfondimenti Uzbekistan

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L’Uzbekistan, situato nell’Asia centrale a nord dell’Afghanistan, ha una popolazione di circa 32 milioni di abitanti. Da lungo tempo, le sue autorità lottano contro i gruppi terroristici locali, come l’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU), il quale fu fondato nel 1988 con il fine di stabilire uno Stato islamico nella regione e di rovesciare il regime dell’allora leader Islam Karimov. Dopo essersi affiliato ad al-Qaeda, nel settembre 2014, l’Islamic Movement of Uzbekistan ha giurato fedeltà all’ISIS. Dall’ascesa di tale gruppo terroristico, l’estate dello stesso anno, le cinque ex repubbliche sovietiche, quali Uzbekistan, Kazakistan, Turkmenistan, Tajikistan e Kirghizistan, sono divenute un’area particolarmente propizia per le cellule dell’ISIS. Secondo le stime del Souphan Group, circa 5,000 foreign foighters provenienti dall’Asia centrale sono partiti per la Siria e l’Iraq, di cui 1.500 originari dell’Uzbekistan.   

Nel corso dei 16 mesi passati, numerosi cittadini uzbeki hanno preso parte a diversi attacchi terroristici. Il 28 giugno 2016, 3 attentatori originari dell’Uzbekistan e del Kirghizistan hanno attaccato l’aeroporto internazionale di Istanbul, uccidendo 45 persone e ferendone altre 230. Il primo gennaio 2017, Abdulgadir Masharipov, cittadino uzbeko, ha ucciso 39 persone e ne ha ferite altre 70 presso il Reina nightclub di Istanbul. Infine, il 7 aprile 2017, l’uzbeko Rakhmat Akilov, ha investito i pedoni lungo una strada di Stoccolma, causando la morte di 4 persone. A questi incidenti, si è aggiunto quello del 31 ottobre 2017 a New York, causato dal 29enne uzbeko Sayfullo Saipov, il quale ha ucciso 8 persone e ne ha ferite altre 11 travolgendole alla guida di un camion.  

L’elezione dell’attuale presidente uzbeko, Shavkat Mirziyoyev, il 14 dicembre 2016, ha segnato un’importante transizione politica per la ex repubblica sovietica, in quanto il regime del precedente leader, Islam Karimov, era stato caratterizzato dalla repressione e dagli abusi contro i cittadini. Sotto la sua autorità i partiti politici islamisti erano stati dichiarati fuori legge e, di conseguenza, i suoi membri venivano arrestati e torturati, insieme agli attivisti religiosi e qualsiasi forma di dissenso veniva messa a tacere con la violenza. Karimov aveva creato una lista nera che conteneva i nomi di 18.000 estremisti religiosi uzbeki, ai quali veniva impedito di trovare lavoro o di viaggiare. Secondo quanto spiegato da un articolo della rivista americana, The Atlantic, l’obiettivo di tali politiche era quello di contrastare e limitare le attività dell’Islamic Movement of Uzbekistan. Tuttavia, così facendo, Karimov ha spinto i militanti a rifugiarsi in altre aree della regione e all’estero, senza risolvere il problema dell’estremismo islamico in Uzbekistan. Il New York Times riporta che, ad avviso di molti analisti, tali politiche hanno altresì contribuito a rendere l’area propizia alla formazioni di cellule legate all’ISIS. Accanto a tale aspetto, la direttrice del Central Asia Program della Georgewotn University, Marlene Laruelle, in un articolo per Foreign Affairs, spiega che il terrorismo uzbeko di matrice islamista che interessa l’Europa e gli Stati Uniti, dati i numerosi attentatori di origini uzbeke che hanno colpito entrambi i continenti, è anche il risultato di difficili processi di integrazione nelle società dei Paesi stranieri. A suo avviso, se le autorità europee e americane vogliono davvero ridurre la minaccia terroristica, dovranno mettere in atto politiche che limitino la diffusione dei processi di radicalizzazione tra gli immigrati. Le pratiche dell’ex leader uzbeko sono state spesso denunciate dai gruppi umanitari. Recentemente, Human Rights Watch ha reso noto che la presidenza di Mirziyoyev ha portato cambiamenti positivi nel Paese dell’Asia centrale, e ha invitato il nuovo leader a mettere in atto una trasformazione istituzionale, al fine di migliorare ulteriormente il rispetto dei diritti umani.  

Il Country Report on Terrorism 2016 del governo americano rende noto che le politiche di sicurezza dell’Uzbekistan danno la priorità alla lotta al terrorismo e al contrasto del traffico dei narcotici. In particolare, le autorità di Tashkent temono l’infiltrazione di terroristi nel territorio nazionale attraverso i confini con l’Afghanistan e gli altri Stati dell’Asia centrale. Mentre gli ufficiali uzbeki hanno dichiarato di essere in grado di controllare efficacemente le loro frontiere, dubitano che le autorità di Kabul, del Tajikistan e del Turkmenistan riescano a fare lo stesso. Al fine di abbassare i rischi, Maziyoyev ha cercato di rilanciare la collaborazione nell’ambito della sicurezza e della difesa con i Paesi vicini. Il report americano riferisce che, dal momento che l’Uzbekistan non diffonde le informazioni sulle questioni interne, è molto difficile analizzare l’entità della minaccia terroristica e dell’effettività delle forze di sicurezza e delle leggi del Paese.  

L’attuale legislazione antiterrorismo uzbeka, chiamata Law on Cambating Terrorism, è stata adottata nel 2000 e criminalizza tutte le azioni legate al terrorismo, che è condannato anche dall’articolo 155 del codice penale nazionale. Il National Security Service (NSS) costituisce la principale agenzia di sicurezza, la cui principale responsabilità è quella di coordinare e supervisionale tutte le attività legate al contrasto del terrorismo. Nel 2016, l’Uzbekistan ha apportato un emendamento al codice penale per includere condanne dagli 8 ai 10 anni di carcere per tutti quegli individui che effettuano attività di reclutamento o indottrinamento. Sono state altresì introdotte nuove misure restrittive per l’attività di propaganda estremista. Nello stesso anno, nel mese di ottobre, le autorità di Tashkent hanno altresì adottato un pacchetto di riforme giudiziarie volte a rafforzare l’indipendenza della magistratura e dei difensori dei diritti. Nonostante gli sviluppi positivi, secondo il governo americano, l’Uzbekistan sfrutta le leggi antiterrorismo per detenere sospettati non solo estremisti, ma anche oppositori politici e attivisti religiosi. Spesso, il governo uzbeko blocca l’utilizzo di Skype e di altre piattaforme social per evitare la diffusione del messaggio estremista online. Le informazioni relative al terrorismo non vengono rese pubbliche; sia il Ministero dell’Interno sia il National Security Service possiedono unità antiterrorismo specifiche, con equipaggiamenti specializzati.   

Il controllo dei confini è molto vario. Le autorità hanno ordinato sia un monitoraggio militare presso le frontiere afghane, sia forme di controllo più blande ai confini con altri Paesi considerati meno a rischio di terrorismo. La maggior parte dei posti di blocco e degli aeroporti sono dotati di scanner biometrici dei dati. I passaporti biometrici sono stati istituiti da Tashkent nel 2011, ma è previsto che entro il primo luglio 2018 vengano adottate nuove versioni più aggiornate di documenti. Nonostante l’Uzbekistan non si sia conformato alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu in merito ai foreign fighters, il governo è particolarmente attento a tale fenomeno, mettendo in atto misure di sicurezza specifiche per individuare velocemente gli elementi rischiosi.   

In merito al contrasto al finanziamento del terrorismo, l’Uzbekistan fa parte dell’Eurasian Group on Combating Money Laundering and Financing Terrorism (EAG), un organo regionale che si occupa di valutare l’adeguatezza del sistema finanziario nazionale, emettendo raccomandazioni. I reati legati al finanziamento del terrorismo prevedono una pena dagli 8 ai 10 anni di carcere. Nell’aprile 2016, il governo ha emendato la legge di contrasto al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo per introdurre e definire i termini per congelare i fondi e gli asset degli individui e degli attori sospettati. Emendamenti ulteriori sono stati apportati dall’unità di intelligence finanziaria (FIU), dal Department for Combating Tax and Currency Crimes and Money Laundering dell’Ufficio del procuratore Generale, che è l’organo responsabile per il contrasto al riciclaggio del denaro e per le indagini sul finanziamento del terrorismo.  

Per quanto riguarda il contrasto all’estremismo violento, il governo di Tashkent non effettua distinzione tra l’estremismo e l’estremismo violento, in quanto con tali termini indica qualsiasi espressione religiosa da parte di un attore non statuale. Per di più, le autorità uzbeke con condividono informazioni in relazione a tale tematica con gli interlocutori esterni. Tuttavia, il report del governo americano informa che, per contrastare l’estremismo, l’Uzbekistan ha creato una rete di organizzazioni locali per educare i cittadini e scongiurare la diffusione delle ideologie estremiste. I media nazionali ufficiali hanno altresì prodotto messaggi anti-propaganda estremista attraverso annunci pubblici e canali social, come Youtube.  

Infine, nell’ambito della cooperazione internazionale e regionale, l’Uzbekistan non si è unito alla coalizione internazionale a guida americana contro l’ISIS, nonostante condivida con gli USA l’obiettivo di eliminare la minaccia terroristica. Il Paese dell’Asia centrale fa parte invece dell’Organization of Islamic Cooperation e della Shanghai Cooperation Organization (SCO). Le autorità uzbeke prediligono la cooperazione bilaterale rispetto a quella multilaterale, soprattutto nell’ambito della sicurezza.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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