Libia: l’ONU chiede 330 milioni di dollari

Pubblicato il 28 gennaio 2018 alle 7:23 in Africa Libia

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Le Nazioni Unite hanno lanciato un appello alla comunità internazionale affinché doni 330 milioni di dollari, destinati a finanziare progetti di aiuti umanitari per circa 1,1 milione di persone che vivono in Libia, un terzo dei quali sono bambini.

L’appello è stato lanciato giovedì 25 gennaio, in occasione di una conferenza stampa che si è tenuta a Tripoli, durante a quale il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per la Libia, Maria Ribeiro, ha sottolineato le priorità previste dal piano di risposta umanitaria per il 2018.

Stando a quanto annunciato dalla Ribeiro, l’obiettivo del progetto sarebbe quello di raggiungere almeno 940.000 persone attraverso 71 progetti, per un costo totale di 330 milioni di dollari, che dovrebbe essere sostenuto in collaborazione con i comuni, la società civile e i Ministeri.

Nel 2017, i progetti umanitari organizzati per la Libia avevano raggiunto circa 540.000 persone, libici, migranti e richiedenti asilo, in tutto il Paese. La comunità internazionale aveva contribuito con la donazione di 98 milioni di dollari, circa il 68% dei fondi che erano stati richiesti dalle Nazioni Unite. I principali donatori erano stati l’Unione Europea, gli Stati Uniti e il Giappone.

La Libia versa in una situazione di caos dal 17 febbraio 2011. In seguito all’uccisione del colonnello Muammar Gheddafi, che governava la Libia dal 1969, avvenuta il 21 ottobre 2011, il Paese è precipitato in una guerra civile che non si è ancora conclusa. Attualmente, nel Paese esistono due governi rivali. Il primo, sostenuto da Stati Uniti e Italia, si trova a Tripoli ed è stato creato dall’ONU il 30 marzo 2016. Il secondo è a Tobruk ed è protetto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Il governo di Tripoli, che avrebbe dovuto unificare il Paese, deve fronteggiare le maggiori divisioni al proprio interno. È infatti costretto a scontrarsi nella stessa città di Tripoli con un altro governo, guidato da Khalifa al-Ghuwail e sostenuto dal Qatar, che rivendica la legittimità politica.

Tale situazione politica ha costituito un terreno fertile per i gruppi estremisti, in particolare lo Stato Islamico, che si stanno facendo strada nel Paese. Il terrorismo era giunto in Libia il 3 ottobre 2014, quando a Derna, città situata nella parte nord orientale del Paese, un gruppo di miliziani libici avevano aderito alla causa del califfato islamico. Nonostante la liberazione di Bengasi, il 5 luglio 2017, e di Sirte, il 5 dicembre 2015, i terroristi sembrerebbero essere tornati nel Paese nordafricano.

Da tale situazione di instabilità politica ed economica, già molto complessa, stanno traendo vantaggio i trafficanti di esseri umani, i quali sottopongono i migranti, desiderosi di abbandonare il Paese in cerca di condizioni di vita migliori, ad abusi continui, li catturano e li costringono ai lavori forzati.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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