USA smentiscono accuse del Pakistan su raid contro campo profughi

Pubblicato il 27 gennaio 2018 alle 6:46 in Pakistan USA e Canada

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Un portavoce dell’amministrazione Trump ha smentito le accuse del Pakistan, secondo cui un drone americano avrebbe colpito per errore un campo di rifugiati in territorio pakistano. Secondo quanto spiegato da The New Arab, il presunto raid, avvenuto a 50 km dal confine con l’Afghanistan, nel villaggio di Kurram, il 24 gennaio, avrebbe ucciso un comandante dei talebani affiliati al Network Haqqani. Il Ministero degli Esteri pakistano aveva già condannato due bombardamenti avvenuti presso Kurram, dove tuttavia non erano state causate vittime.

In seguito alle ultime accuse, l’ambasciata americana in Pakistan ha emesso un comunicato in cui nega quanto affermato dalle autorità pakistane: “Le affermazioni del Ministero degli Esteri riguardo ad un raid che avrebbe colpito un campo di rifugiati afghani in Pakistan sono false!”. Al momento, la UN Refugee Agency ha informato di non gestire alcun campo nell’area, e quindi non può essere di aiuto sulle indagini.

L’episodio si è verificato in un momento delicato per le relazioni tra gli Stati Uniti e il Pakistan. Dopo un’apparente riconciliazione avvenuta a fine ottobre 2017, con la visita del segretario di Stato americano, Rex Tillerson, a Islamabad, i rapporti sono nuovamente peggiorati con l’inizio del 2018. Il primo gennaio, il presidente Donald Trump ha tuonato contro il Pakistan su Twitter, accusandolo di prendere in giro Washington circa la lotta contro i terroristi e, tre giorni dopo, ha annunciato la sospensione degli aiuti al Paese asiatico. Fin dall’annuncio della nuova strategia americana in Afghanistan e nella regione, avvenuto il 21 agosto 2017, il presidente americano aveva esortato il Pakistan, considerato un rifugio sicuro per i terroristi, a impegnarsi maggiormente nel contrasto dei militanti. Tali accuse sono sempre state smentite dal governo pakistano, il quale afferma di essersi distinto nella lotta contro il terrorismo, affrontando costi immensi, sia in termini di vite, sia in termini di denaro. In seguito alle accuse su Twitter, Trump ha deciso di congelare 2 miliardi di dollari di aiuti destinati a Islamabad e, il 4 gennaio, il Dipartimento di Stato americano ha inserito il Pakistan in una lista di un gruppo di Paesi considerati a rischio di gravi violazioni della libertà religiosa. Dall’altra parte, il governo pakistano ha definito le mosse di Trump “completamente incomprensibili”, ritenendo che il Pakistan si è sempre impegnato molto nella lotta contro i terroristi. Il primo ministro pakistano, Shahid Khaqan Abbasi, ha altresì minacciato di negare agli USA l’accesso a determinati territori afghani per rifornire le truppe della NATO in Afghanistan. 

Al momento, il Pakistan ospita 1,4 milioni di rifugiati afghani, secondo le stime della UN Refugee Agency. Ad avviso di altre statistiche non ufficiali, a questi dovrebbero essere aggiunti altre 700.000 persone senza documenti, entrate nel Paese asiatico illegalmente.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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