Turchia: USA smetteranno di fornire armi ai curdi

Pubblicato il 27 gennaio 2018 alle 19:58 in Turchia USA e Canada

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La Turchia ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno promesso di smettere di fornire armi alle milizie curde in Siria. Ankara ha altresì chiesto a Washington di ritirare immediatamente le sue truppe dalla città siriana di Manbij, uno degli obiettivi delle forze armate turche nell’offensiva di Afrin, la regione di frontiera siriana.

Sabato 27 gennaio, la Turchia ha reso noto che il consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, H.R. McMaster, in una telefonata con Ibrahim Kalin, il portavoce del presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, ha dichiarato che gli Stati Uniti non forniranno più armi all’Unità di Protezione Popolare curda. Il governo di Ankara considera le milizie curde come terroristi facenti parte di un’estensione del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), che è considerato illegale nel Paese. Gli Stati Uniti hanno supportato i curdi, armandoli e addestrandoli, poiché hanno ricoperto un ruolo fondamentale affiancando Washington nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria.

Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha affermato che il governo statunitense deve necessariamente rispettare la promessa, agendo concretamente e ritirando le truppe dalla città di Manbij. Cavusoglu ha aggiunto che Washington deve distaccarsi dall’organizzazione terroristica curda, recuperando tutte le armi fornite loro.

Il Dipartimento di Stato americano non ha rilasciato commenti né sulla questione degli armamenti all’Unità di Protezione Popolare curda, né sul ritiro delle truppe da Manjib.

La Turchia ha cominciato a bombardare il distretto siriano di Afrin il 20 gennaio, colpendo i rifugi e i nascondigli usati dai tre gruppi nemici a maggioranza curda: il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, il Partito dell’Unione Democratica e l’Unità di Protezione Popolare. L’offensiva turca, chiamata Operazione Ramo d’Olivo, è stata scatenata poiché alcuni militanti curdi hanno sparato contro le postazioni dell’esercito turco all’interno dei confini nazionali. L’obiettivo della Turchia è quello di liberare la regione di frontiera di Afrin dal controllo dei curdi, che Erdogan ha definito “una minaccia alla sicurezza internazionale”. Il 16 gennaio, in seguito alla notizia che la coalizione internazionale a guida americana stava lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF) composta da 30 mila persone, metà dei quali sono veterani delle Syrian Democratic Forces (SDF), il presidente turco aveva minacciato di colpire militarmente la zona di confine. La Turchia si era opposta alla decisione statunitense, definendo “inaccettabile” il programma, poiché considera le Syrian Democratic Forces parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan.

Erdogan ha dichiarato che, dall’inizio dell’offensiva nella regione di Afrin, il suo Paese e gli alleati ribelli della Free Syrian Army hanno causato un totale di 394 vittime, subendo tuttavia 20 perdite. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, di base in Gran Bretagna, ha corretto le cifre dichiarate da Erdogan, affermando che finora il bilancio delle vittime nella regione di Afrin è di 36 morti, inclusi 10 bambini, mentre sono almeno 69 le perdite subite dalle forze siriane supportate dalla Turchia.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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