Stati Uniti: al via i lavori sulle modifiche dell’accordo nucleare con l’Iran

Pubblicato il 27 gennaio 2018 alle 17:46 in Iran USA e Canada

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Il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha affermato che i gruppi di lavoro statunitensi incaricati di proporre modifiche al patto nucleare con l’Iran sono già operativi; egli ha altresì ribadito la responsabilità di Mosca nell’utilizzo delle armi chimiche.

Sabato 27 gennaio, Tillerson si trovava a Varsavia, ultima tappa del suo viaggio diplomatico in Europa, iniziato una settimana fa. Qui il segretario di Stato americano ha affermato che la Gran Bretagna, la Francia e la Germania gli hanno assicurato il loro appoggio per quanto riguarda il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), ossia l’accordo sul nucleare sottoscritto dalle potenze occidentali con l’Iran il 14 luglio 2015. I tre Paesi, ha reso noto Tillerson, hanno dimostrato di sostenere la richiesta del presidente americano, Donald Trump, inerente alle modifiche da apportare al negoziato, che a suo dire è uno dei peggiori accordi stipulati dagli Stati Uniti. I leader dei tre Stati hanno altresì accettato di lavorare sul documento, condizione necessaria affinché gli Stati Uniti restino nel patto e non recedano, come ha altrimenti minacciato di fare il presidente Trump.

Parlando con i giornalisti, Tillerson ha detto che è un momento buio, ma ha poi utilizzato il noto proverbio inglese, “è sempre buio prima dell’alba”, per far capire che c’è spazio per essere ottimisti. Egli ha inoltre affermato che i gruppi di lavoro incaricati di occuparsi dello studio del trattato e della formulazione di eventuali proposte di modifiche sono già pienamente operativi, e hanno iniziato i lavori. Essi determineranno la portata dei possibili cambiamenti che la nazione americana tenterà di far passare per quanto riguarda l’accordo sul nucleare, e si occuperanno anche di stabilire in che misura gli Stati Uniti intendono coinvolgere l’Iran nelle discussioni e nelle trattative inerenti a tali problematiche.

Il segretario di Stato americano ha altresì spiegato che l’accordo sul nucleare costituisce solo una piccola parte della linea strategica americana nel Medio Oriente, e Washington al momento ha a cuore tematiche più urgenti come ad esempio il supporto iraniano dei ribelli Houthi in Yemen, e il rifornimento di armi e arsenali che l’Iran porta avanti nella regione a favore delle milizie armate locali. Secondo Tillerson, il gruppo di lavoro recentemente costituito dagli Stati Uniti mira anche a identificare alcune aree di più stretta cooperazione con l’Europa, al fine di arginare gli atteggiamenti “maligni” che l’Iran sta adottando.

Nonostante, nel corso della scorsa settimana, la Russia abbia rilasciato dichiarazioni in cui si dicono “infondate” le accuse americane di attacchi chimici condotti dall’esercito moscovita e da quello siriano nel Ghouta orientale, Tillerson si è mostrato scettico. Il segretario di Stato americano ha ripetuto il concetto da lui già espresso pochi giorni prima, ossia che in definitiva la responsabilità della Russia è un dato di fatto. Rispetto alla questione delle armi chimiche, usate contro la popolazione civile, i bambini siriani, e le fasce più vulnerabili, egli ritiene la Russia responsabile in prima persona, in quanto aperto alleato di Bashar al-Assad. La Russia è impegnata a fornire sostegno militare diretto in Siria contro vari gruppi ribelli che cercano di rovesciare il governo di Bashar al-Assad, e perora la causa di Assad anche in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Il presidente Trump, il 12 gennaio 2018, ha esortato gli alleati europei a lavorare di concerto con il Congresso americano affinché siano apportate modifiche ai “disastrosi vizi” contenuti nel patto nucleare del 2015. Trump vuole che l’Iran smantelli completamente il suo programma nucleare, e diminuisca pesantemente quello sui missili balistici.

Dal canto suo, l’Iran ha respinto ogni proposta di negoziazione sul trattato. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha ribadito sul suo account Twitter che la natura stessa del documento – come impongono in particolare i paragrafi 26, 28 e 29 del JCPOA – lo rende non negoziabile. Secondo Zarif, quindi, il presidente Trump sta tentando di violare indiscriminatamente gli accordi. L’Iran ha dichiarato che il suo programma nucleare ha obiettivi pacifici, assicurando che si atterrà alle decisioni stabilite dal patto, fin quando gli altri membri lo rispetteranno. Tuttavia, se Washington se ne tirerà fuori, il Paese “distruggerà” l’accordo.

Il JCPOA, concluso sotto l’amministrazione Obama il 14 luglio 2015, era stato firmato dall’Iran e dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia USA, Inghilterra, Francia, Russia, Cina e in più la Germania. Il patto prevede la sospensione di tutte le sanzioni imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli Stati Uniti, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Fin dalla campagna elettorale, Trump si era dichiarato contrario all’accordo, definendolo uno dei “peggiori patti mai conclusi dagli Stati Uniti”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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