Francia: UE imponga ulteriori sanzioni contro il Venezuela

Pubblicato il 27 gennaio 2018 alle 11:47 in Francia Venezuela

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Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha esortato l’Unione Europea e altri Paesi a imporre ulteriori sanzioni contro il Venezuela, in aggiunta al già vigente divieto di viaggio e al congelamento dei beni di sette funzionari venezuelani.

Venerdì 26 gennaio, in visita al presidente argentino, Mauricio Macri, Macron ha presenziato a una conferenza stampa congiunta. In tale occasione, egli ha affermato che purtroppo la situazione sta andando nella direzione sbagliata. A suo dire, infatti, le sanzioni che già gravano sul Venezuela per decisione dell’Unione Europea non sono sufficienti, e all’interno del blocco europeo e dei suoi 28 Stati membri sarà necessario decidere se prevedere ulteriori restrizioni o meno. Il presidente francese, dal canto suo, si è detto favorevole ad aggiungere nuove sanzioni a quelle già vigenti sul Paese latinoamericano, in quanto il Venezuela sta assistendo a una transizione politica in procinto di portare la nazione verso l’autoritarismo del capo di Stato, Nicolás Maduro. Macron ha inoltre fatto appello a tutti i Paesi non facenti parte dell’Unione Europea che abbiano intessuto rapporti commerciali con il Venezuela ad adoperarsi anch’essi per imporre “sanzioni efficaci” contro il governo di Caracas. Il presidente argentino ha affermato che Maduro continua a violare il sistema nonostante le pressioni diplomatiche, e ha fatto appello allo svolgimento di elezioni libere e trasparenti in Venezuela. Macri ha altresì commentato che Caracas non vede la democrazia da molto tempo.

Nella giornata di venerdì 26 gennaio, la Spagna, che si è pronunciata fortemente a favore delle sanzioni imposte dall’U.E. contro il Venezuela, ha dichiarato l’ambasciatore di Caracas a Madrid “persona non grata”. La decisione fa eco alla mossa speculare portata avanti il giorno prima dal governo venezuelano nei confronti del capo di rappresentanza diplomatica spagnolo.
Nella sera di giovedì 25 gennaio, la Corte Suprema venezuelana, di matrice filogovernativa, ha vietato alla coalizione dell’opposizione di registrarsi per le elezioni presidenziali del 2018, frammentando i rivali politici di Maduro, impossibilitati a formare un gruppo coeso di candidati che abbia possibilità di rivaleggiare con il leader venezuelano durante le elezioni.
Lunedì 22 gennaio, l’Unione Europea ha annunciato misure restrittive nei confronti delle persone a capo delle forze di sicurezza del Venezuela, accusate di abusi diffusi, con particolare riferimento alla repressione delle proteste antigovernative avvenute nel 2017.

I Paesi occidentali accusano il governo del presidente venezuelano, Nicholas Maduro, di violare apertamente i principi della democrazia e della tutela dei diritti umani, trascinando la nazione, ricca di risorse petrolifere, verso una profonda crisi economica e sociale, e un aggravamento della penuria alimentare e sanitaria già presente sul territorio. Per questi motivi, l’Unione Europea nel mese di novembre 2017 ha varato sanzioni economiche contro il Venezuela, tra cui l’embargo alla vendita di armi e altri materiali sensibili al paese latinoamericano, e la stesura di una lista di funzionari venezuelani cui è stato interdetto di entrare nell’Unione. A fronte di tali sanzioni, con un comunicato diffuso dal ministero degli Esteri di Caracas, il governo del Paese latinoamericano ha tacciato le misure come “illegali e unilaterali”, attaccando la condotta dell’U.E. e accusandola di essere subordinata agli Stati Uniti nella loro politica contro la democrazia venezuelana. Le sanzioni sarebbero anche “indegne”, in quanto violerebbero, secondo il governo del Paese, i precetti fondamentali della Carta delle Nazioni Unite, e pretenderebbero di esercitare “un’ingerenza volgare” in Venezuela. I detrattori del presidente Maduro – subentrato alla guida del Paese nel 2013, dopo Hugo Chavez – sostengono che il leader diplomatico abbia distrutto un’economia petrolifera precedentemente prosperosa, e abbia trasformato il Venezuela in una dittatura, alterando il sistema elettorale al fine di perpetuare il potere del partito socialista di cui egli è alla guida. Per contro, il governo di Maduro ribatte di lottare contro una cospirazione ordita dalla destra degli Stati Uniti, che vorrebbe a suo dire porre fine al socialismo nell’America Latina, frenare l’economia venezuelana, e in ultimo impossessarsi delle sue risorse petrolifere.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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