Siria: al via i negoziati di Vienna

Pubblicato il 26 gennaio 2018 alle 6:02 in Medio Oriente Siria

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Una nuova fase dei negoziati di pace tra il governo del presidente Bashar Al-Assad e l’opposizione siriana, sotto l’egida delle Nazioni Unite, è iniziata a Vienna, con l’obiettivo di discutere la questione della redazione di una nuova Costituzione. Secondo il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, si tratterebbe della “ultima speranza” di raggiungere una soluzione politica per la Siria, dopo il fallimento dell’ottavo round dei negoziati di Ginevra, che si era concluso il 14 dicembre 2017, con un nulla di fatto.

Giovedì 25 gennaio, durante il primo giorno di negoziazioni, l’inviato speciale del segretario generale dell’ONU per la Siria, Staffan de Mistura, ha incontrato la delegazione del governo siriano, guidata da Bashar Al-Jaafari. Le due parti hanno discusso la questione della Costituzione, oltre alla transizione politica, alle elezioni e alla lotta al terrorismo, che sono tra gli argomenti principali di questa nona sessione dei negoziati di pace.

Successivamente, de Mistura si riunirà anche con i rappresentanti dell’opposizione siriana, guidati da Nasr Al-Hariri, i quali hanno chiesto alla comunità internazionale di fare pressione sulla delegazione del governo siriano, affinché partecipi seriamente ai negoziati. L’opposizione fa riferimento al fatto che, durante Ginevra 8, i rappresentanti di Al-Assad avevano ritardato la partecipazione ai negoziati per due volte, dal momento che non accettavano la richiesta dell’opposizione di allontanare il presidente siriano dallo scenario politico post guerra civile.

Mercoledì 24 gennaio, il giorno precedente all’inizio dei negoziati, che dureranno due giorni e si concluderanno venerdì 26 gennaio, Staffan de Mistura aveva dichiarato che le negoziazioni di Vienna, che avrebbero visto la partecipazione di “delegazioni complete” del governo e dell’opposizione siriani, sarebbero giunte in un momento “molto, molto critico”. In questo senso, de Mistura ha dichiarato: “Io sono ottimista per definizione. È un momento molto critico. Molto, molto critico”.

Da parte sua, il capo della delegazione dell’opposizione, Nasr Al-Hariri, aveva affermato che i giorni delle negoziazioni sarebbero stati “un vero e proprio test per tutte le parti”, al fine di dimostrare il loro impegno per raggiungere una soluzione politica e non militare.

I diplomatici occidentali stanno spingendo per il raggiungimento di una soluzione, anche perché la Russia sta mettendo pressione per iniziare il proprio round di negoziati. In occasione dell’ottavo round dei negoziati di Astana, che si era concluso il 22 dicembre 2017, Russia, Turchia e Iran avevano stabilito la data del Congresso per il Dialogo nazionale siriano, che si terrà nella città russa di Sochi tra il 29 e il 30 gennaio 2018. Secondo il presidente russo, Vladimir Putin, il Congresso avrebbe il compito di riunire i delegati di vari partiti politici siriani, dell’opposizione interna ed esterna,  di tutti i gruppi etnici e confessionali attorno al tavolo dei negoziati per discutere le questioni chiave dell’agenda nazionale per la Siria, tra cui la futura struttura dello Stato, l’adozione di una nuova Costituzione, lo svolgimento di elezioni basate sulle regole stabilite in comune, sotto la supervisione delle Nazioni Unite.

Lo stesso giorno, mercoledì 24 gennaio, anche il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, si era espresso in merito ai negoziati di pace di Vienna, definendoli “l’ultima speranza” per il raggiungimento di una soluzione politica alla guerra civile siriana, con riferimento al fallimento dei precedenti tentativi. In tale contesto, Le Drian ha dichiarato: “Oggi, non c’è alcuna prospettiva politica, se non, ed è l’ultima speranza, l’incontro che si terrà a, sotto l’egida delle Nazioni Unite, domani a Vienna, dove i belligeranti saranno presenti e dove speriamo che venga definita un’agenda di pace”.

Negli ultimi mesi, dopo la sconfitta definitiva dello Stato Islamico nelle roccaforti siriane, le forze del governo hanno intensificato l’offensiva contro i ribelli, al fine di riunire tutto il territorio nazionale sotto il governo del presidente Bashar Al-Assad. La campagna del regime si è concentrata in particolare nel governatorato di Idlib, nel nord del Paese, e nel territorio del Ghouta, situato nella campagna orientale di Damasco.

La situazione della Siria è resa ancora più complessa dall’offensiva che la Turchia ha lanciato contro il distretto di Afrin, situato nel nord del Paese. Sabato 20 gennaio, Ankara ha lanciato nel territorio siriano l’operazione “Ramo d’Olivo”, mirata a sconfiggere i terroristi e a creare una zona sicura che si estenda per 30 km nel territorio di confine con la Turchia.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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